venerdì 24 agosto 2018

MAGNITUDO 6.0 - UN TRISTE ANNIVERSARIO

(Amatrice, inverno 2016)
(Amatrice, oggi)

(Quello che resta della Chiesa della Madonna della Cona a Castelsantangelo sul Nera)



Erano le 3.36. 32 di mercoledì 24 agosto 2016, ci svegliammo di soprassalto, i gattini di pochi mesi che avevamo preso in casa solo qualche giorno prima, stavano saltando a più non posso sopra il letto tanto da svegliarci, poi poco dopo le pareti cominciano a vibrare, prima in maniera quasi impercettibile, quindi con forza... sempre più crescente, rumori cupi e inconsueti, squarciarono il silenzio e la tranquillità di una notte di fine estate fu cancellata dalla paura… Il corpo pietrificato e paralizzato dallo sgomento, il tempo che si dilata a dismisura e secondi che durano un’eternità e che non sembrava volessero passare mai… Un’esperienza a dir poco agghiacciante e che non augureresti a nessuno, neanche al tuo peggior nemico, anche se in fatto di terremoti ancora era vivida nella memoria l’esperienza del 1997. Ma purtroppo, non era che solo l’inizio di un lungo incubo e di un susseguirsi incessante di scosse, con repliche più forti i successivi 26 e 30 ottobre 2016, fino alla sequenza del 18 gennaio 2017, che polverizzarono, sbriciolarono, cancellarono interi paesi dalla cartina geografica del centro Italia... luoghi di rustica e genuina spensieratezza, dove si vive, ma in alcuni casi è meglio dire si viveva, di cose semplici e vere. L’idea di sicurezza era perduta per sempre, anche perché nessuno pensava che dopo l’esperienza di vent’anni prima, si dovesse rivivere di nuovo questo incubo, e questa instabilità della terra, si trasformava in esistenziale, rendendomi ancor più consapevole della fragilità umana di fronte alla natura. Colpiti a tradimento nel profondo del sonno, ossia nel momento di massima debolezza e incapaci di difendersi, portandosi via oltre alle vite e le case, anche progetti di vita, attese per il presente e il futuro, sacrifici di una vita, risparmi messi da parte in anni di lavoro, segreti … E ancora oggi, le macerie mostrano il volto della distruzione e “zio terry” così come “amichevolmente” denominato nel tentativo di esorcizzarne la paura, torna a bussare nelle nostre vite quotidiane, per non farci dimenticare che lui c’è sempre, inevitabilmente e ineluttabilmente imprevedibile e i segni lasciati sulle case massacrate ne sono la prova tangibile… (s.b.)
Photo: Stefano Balestra (nda: tranne quella con la neve)

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