 |
| (Amatrice, inverno 2016) |
 |
| (Amatrice, oggi) |
 |
| (Quello che resta della Chiesa della Madonna della Cona a Castelsantangelo sul Nera) |
Erano le
3.36. 32 di mercoledì 24 agosto 2016, ci svegliammo di soprassalto, i gattini
di pochi mesi che avevamo preso in casa solo qualche giorno prima, stavano
saltando a più non posso sopra il letto tanto da svegliarci, poi poco dopo le
pareti cominciano a vibrare, prima in maniera quasi impercettibile, quindi con
forza... sempre più crescente, rumori cupi e inconsueti, squarciarono il
silenzio e la tranquillità di una notte di fine estate fu cancellata dalla
paura… Il corpo pietrificato e paralizzato dallo sgomento, il tempo che si
dilata a dismisura e secondi che durano un’eternità e che non sembrava
volessero passare mai… Un’esperienza a dir poco agghiacciante e che non
augureresti a nessuno, neanche al tuo peggior nemico, anche se in fatto di
terremoti ancora era vivida nella memoria l’esperienza del 1997. Ma purtroppo,
non era che solo l’inizio di un lungo incubo e di un susseguirsi incessante di
scosse, con repliche più forti i successivi 26 e 30 ottobre 2016, fino alla
sequenza del 18 gennaio 2017, che polverizzarono, sbriciolarono, cancellarono
interi paesi dalla cartina geografica del centro Italia... luoghi di rustica e
genuina spensieratezza, dove si vive, ma in alcuni casi è meglio dire si
viveva, di cose semplici e vere. L’idea di sicurezza era perduta per sempre,
anche perché nessuno pensava che dopo l’esperienza di vent’anni prima, si
dovesse rivivere di nuovo questo incubo, e questa instabilità della terra, si
trasformava in esistenziale, rendendomi ancor più consapevole della fragilità
umana di fronte alla natura. Colpiti a tradimento nel profondo del sonno, ossia
nel momento di massima debolezza e incapaci di difendersi, portandosi via oltre
alle vite e le case, anche progetti di vita, attese per il presente e il
futuro, sacrifici di una vita, risparmi messi da parte in anni di lavoro,
segreti … E ancora oggi, le macerie mostrano il volto della distruzione e “zio
terry” così come “amichevolmente” denominato nel tentativo di esorcizzarne la
paura, torna a bussare nelle nostre vite quotidiane, per non farci dimenticare
che lui c’è sempre, inevitabilmente e ineluttabilmente imprevedibile e i segni
lasciati sulle case massacrate ne sono la prova tangibile… (s.b.)
Photo: Stefano Balestra (nda: tranne quella con la neve)
Nessun commento:
Posta un commento