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venerdì 6 settembre 2024

IL CAMMINO DELLE TERRE MUTATE A CAVALLO

di STEFANO BALESTRA

I protagonisti di questa storia di questo caldo agosto 2024 sono Federica, Lisa, Alberto, Santina, Ray e una bicicletta…

La bicicletta muscolare è quella di Alberto Vitali, Santina è la cavalla guidata da Lisa Bianchini e infine Ray un castrone nel binomio con Federica Di Pietro, nella vita compagna di Alberto Vitali.

Federica, è dotata di una grande passione per gli animali, con i quadrupedi in particolare, che nutre fin dalla tenera età di tredici anni. Dunque si può ben dire che il cavallo è stato e continua a essere la sua vita, cercando inoltre di far conoscere e crescere il turismo equestre nelle nostre zone. Nel 2020, Federica e Alberto, avevano dato vita a una horsebike, ossia un cammino di 300 chilometri da Fabriano a Calenzano in Toscana per festeggiare i vent'anni della loro convivenza, lei a cavallo e lui in mountain bike. Questa volta l’appuntamento è stato con il prestigioso e denso di significati Cammino delle terre mutate che può essere considerato un itinerario diverso da qualunque altro. Unisce terre colpite dal terremoto dell’aprile 2009 a L'Aquila e di Amatrice e Castelluccio di Norcia dell’agosto 2016, dell’ottobre dello stesso anno e del gennaio 2017. Un tragitto attraverso le regioni di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo che si dipana attraverso due gioielli del centro Italia, il parco dei monti Sibillini e quello dei monti della Laga - Gran Sasso, con le cime più alte di tutto l'Appennino. Un viaggio bellissimo ma doloroso, che regala incontri unici, e la possibilità di portare un segno di vicinanza a un territorio dimenticato per troppo tempo dalle istituzioni. Doloroso perché s’incontrano borghi e paesi come perle incastonate in paesaggi senza tempo che restano aggrappati con le loro macerie e con le loro case in equilibrio precario, simbolo di un’Italia in equilibrio perennemente precario, territori sospesi tra un passato glorioso e ricco di storia, d'arte e che forse non tornerà mai a essere tale e a splendere come prima, e un futuro cui purtroppo in pochi credono, stante lo spopolamento feroce post sisma. In mezzo un presente in cui a regnare è la precarietà e la provvisorietà in cui s’intravedono i primi segni, timidi ma tangibili di ricostruzione, ma che sarà lunga anzi forse lunghissima.

I nostri amici, sono partiti da Fabriano in direzione L’Aquila, Lisa, fiorentina con Federica, Alberto Vitali, questi ultimi una coppia fabrianese anche nella vita e che sono dipendenti Beko Europe, Federica a Melano e Alberto impiegato alla Whirlpool Technology service a Fabriano. Per la prima volta in assoluto viene fatto questo percorso con un connubio tra equini e mtb.

Base di partenza casa della coppia a Fabriano, in questo viaggio lento, rispettosi dei luoghi colpiti dal sisma del Centro Italia, al ritmo degli zoccoli dei cavalli, toccando diverse tappe, sette per la precisione, per un totale di 250 chilometri, tutte caratterizzate dall'incontro con persone dalla grande ospitalità, che dignitosamente ma orgogliosamente hanno deciso di restare, provando a far rinascere una terra trasformata nella fisionomia nell'anima e che rappresentano questi luoghi feriti:

San Severino Marche da Fausto della Mora, Casette agriturismo a Fiastra, Stefano e Michela nella loro azienda a Ussita sotto lo sguardo austero dei 2000 metri del monte Bove. Suggestivo e passaggio per la piana di Castelluccio, uno degli ambienti naturali più stupefacenti d'Italia, a metà tra marte e il far west, luogo mistico, un pezzo di Tibet piantato nel cuore dell'Italia dominato dal Monte Vettore, sintesi di bellezza e dolore e la sosta presso il Sibillini Ranch e tutto il suo staff. Poi lasciato il pian Grande, bruciato dal sole, tra greggi che pascolano in lontananza e il parco dei Sibillini per entrare brevemente nel Lazio passando da Accumoli, direzione Amatrice, Fabio del maneggio Il Destriero ad Amatrice, poi in Abruzzo, Nicola Zarlenga a Capitignano a Carlo Rossi a Paganica.  Tanti ancora i segni della distruzione ben visibili dei diversi borghi e paesi incontrati con tante case ancora inagibili in attesa di ristrutturazione, impacchettate tra cavi d'acciaio e assi di legno,dove in alcuni casi manca una parete e dove dalla strada si possono intravedere letti e mobili, di altre resta solo una parete, con i vestiti sull'appendiabiti o i piatti sulle mensole. Conclusione dell’avventura, tra la natura maestosa in potenza e bellezza, dove come detto sono ancora ben visibili le cicatrici del terremoto, con l’arrivo presso la basilica di Santa Maria di Collemaggio, simbolo della città de L’Aquila, con in mano orgogliosamente la credenziale del viandante completo dei timbri dei luoghi attraversati a confermare l’autenticità del cammino.

Il trio, che sicuramente ha portato a casa un’emozione, un’esperienza, una ricerca interiore ed una storia uniche ed indimenticabili per tutta la vita, con i cavalli che con il loro incedere, scandito dal rumore dei loro zoccoli quasi a tracciare un cammino di riconciliazione tra essere umano e natura, ringrazia veramente con tutto il cuore i punti tappa che da esterni hanno permesso la realizzazione di questo cammino. Inoltre un grazie va a  Jacopo Angelini fabrianese, per aver dato loro fiducia e supporto in questo percorso, referente del WWF Marche settore biodiversità ed autore recentemente del libro  "Ambiente e monachesimo" Storia ed evoluzione degli habitat dell'Appennino umbro marchigiano, nonchè ornitologo, faunista e studioso di storia dell'ambiente dell'Appennino. Viaggiatore appassionato, si interessa degli ecosistemi d'alta quota e dei popoli indigeni montani dai Pirenei e all'Himalaya. Un grazie anche alla gente incontrata per strada, compresi Adriano Rovo a Marika Stella e Leonardo Liurni che ci hanno fatto compagnia per le prime 2 tappe. A questo cammino che ci ha insegnato ancora una volta che il sisma ci ha toccato profondamente.

Infine un pensiero particolare ai cavalli Santina e Ray, ai muscoli di Alberto che hanno reso possibile tutto questo. Ed intanto si pensa a nuove ed emozionanti avventure da realizzare prossimamente.

 

lunedì 30 aprile 2018

IL TERREMOTO VIEN DI NOTTE …



Il terremoto vien di notte con ….
Ehm no, quella è un’altra storia, unico fattore comune la notte, o quasi, o meglio, quasi sempre ….
Chissà perché, eccezion fatta per quella mattina del 30 ottobre 2016, il terremoto viene quando siamo più vulnerabili e indifesi, perché incoscienti e sospesi, violentando la nostra intimità e generando un impatto emotivo molto forte, anche perché è diversa la percezione degli eventi notturni. L’ennesima scossa, dopo quella del 4 aprile alle quattro e diciannove di magnitudo 4,0, quella dello scorso 5 aprile alle cinque e undici di mattina, la spallata dello scossone, con una magnitudo di 4,6 Richter, oltre a svegliarmi e spaventarmi con il suo boato, mi aveva fatto capire, anche se non ce ne era bisogno, che un nemico così può colpire quando e come vuole. Continua l’incubo del quale a ora si conosce solo la data d’inizio, la terra trema senza sosta da quel maledetto giorno di fine estate del 2016, era il 24 agosto.
“Ci sta la notte crucca e assassina” cantava De Gregori, ed anche stavolta nel silenzio della notte, inquietante, sinistra, con la precisione cattiva e taciturna dell’imponderabile, la terra aveva digrignato i denti, ruggendo senza pietà dal basso, quasi a voler far sentire il suo grido di dolore o chissà cos’altro… Difficile mantenere la calma, anche se poi a paralizzarti è la paura, e ogni volta pensi “ ecco stavolta la terra ci inghiotte è tutto finito…”. Quando finirà questo trauma, che ormai dura circa venti mesi da quel 24 agosto e diciotto dalle scosse del 26 e 30 ottobre, uno sciame di quasi 90.000 scosse.
Nessuno lo sa e nessuno lo può prevedere, non c'è nessun orologio geologico e nessuna ragione scientifica per cui un terremoto dovrebbe avvenire ad un’ora piuttosto che un’altra. E sicuramente, fino a quanto fino ad ora studiato, la temperatura o l'alternanza del giorno e della notte, sembrerebbero non influenzare quanto succede a chilometri e chilometri sotto i nostri piedi, anche se poi a ben vedere, associare il terremoto alla notte è scontato, visto che quasi tutti quelli più violenti in Italia, sono accaduti o di notte o nel buio, amplificando la nostra paura profonda dell'ignoto. E’ vero il terremoto è vita, sempre ci saranno, però veramente, bastava il pensiero….


lunedì 30 ottobre 2017

ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA... "RICORDI DI UN TREMENDO FINE OTTOBRE 2016"


Un anno esatto è passato da quel 30 ottobre 2016... Alle sette e quaranta ero in cucina, davanti alla televisione, avevo appena fatto colazione quando tutto cominciò a tremare, prima in maniera impercettibile, quindi con più forza, come se una grande mano, avesse afferrato la casa, scuotendola, come un fuscello al vento... Ecco, che viene giù... La casa si scuoteva, tutto tremava, la paura mi paralizzava e mi faceva rimanere pietrificato attaccato alla sedia... l’unico movimento possibile, era quello degli occhi che si alzano per scrutare l’oscillare del lampadario ed in base al suo movimento cercare di capire l’intensità del “mostro”. Prima di correre sui siti internet per cercare di capire cosa è successo, mentre sullo schermo della televisione, appare a caratteri cubitali la scritta: ultim’ora - nuova violenta scossa di terremoto. Il tempo si dilata e quegli interminabili secondi, che avevano come colonna sonora, quella fatta da rumori cupi e inconsueti, non passavano mai, sembravano durare minuti, la paura che potesse finire tutto, compreso, la mia vita, mi attanagliava, era tutto angosciante... tanto da bloccare la respirazione e cominciare a invocare il cielo. Una scossa inattesa, perchè si pensava che dopo il 26 ottobre, il peggio fosse passato... E invece, qualche giorno prima, due mesi dopo, di quella qualunque nottata di fine agosto, come un film già visto, la paura senza volto, il terrore che sorprende la vita e che non sembra trovare spiegazione, era tornato a impadronirsi della nostra anima, come un mostro immondo, che popola i film horror. Era una notte buia e tempestosa... fuori il vento e la pioggia sembrava essere lo scenario ideale per quella serata da tregenda di un giorno di fine ottobre che sarebbe, e lo sarà per sempre per il resto dei miei giorni ben impressa nella mia memoria. Ma non era finita li, era solamente un’altra tappa di paura e incubi cominciati un paio di mesi prima. Infatti, un paio d’ore dopo, alle 21,18 un’altra “schicchera”, addirittura più forte della prima... Ma poi anche a gennaio toc toc “terry” tornò a ritrovarci, e poi ultimamente di tanto in tanto fa sentire la sua voce, della quale faremmo volentieri a meno.....

sabato 16 settembre 2017

CHI SA QUALCOSA DI LUI?


Questo è Totti, cosi mi dissero si chiamasse, un gatto di Castelluccio di Norcia. Lo ho visto l' ultima volta il 2 ottobre 2016, che si trastullava, si faceva coccolare e mangiava quello che qualche visitatore gli dava. Sono tornato a visitare Castelluccio a luglio, speravo di rivederlo, ho chiesto di lui e le persone del posto mi hanno detto che è stato trasferito dopo la terribile scossa del 30/10/2016, che praticamente ha reso Castelluccio di Norcia inabitabile, insieme ad altri cani e gatti in un canile /gattile a Spoleto, mi sembra, anche per salvarli dall'ultimo terribile inverno che c'è stato. Chi sa qualcosa di lui?
Sarei contento di sapere che sta bene....

martedì 18 luglio 2017

I LOVE CASTELLUCCIO...il ritorno


Dopo nove mesi e mezzo circa, l'ultima volta era stato lo scorso 2 ottobre, come mi ero ripromesso sono tornato a Castelluccio di Norcia. Un luogo del cuore, tutti ne abbiamo uno o più di uno, perchè ci ricorda momenti, persone, ricordi indelebili nella nostra memoria ed esistenza. E così come si fa con un amico, un parente che non sta bene, una visita che ho voluto dal profondo del mio cuore, per sincerarmi delle tue condizioni... e poco importa se la fioritura è passata e i colori non ci sono più, in fondo non sei solo quello, ma anche altro, molto di più e credo che saprai risollevarti, perchè la tua gente è tosta, pervicace e non si arrenderà facilmente, nonostante sia tutto da ricostruire tra mille difficoltà...Un aiuto lo potremmo dare noi con le nostre visite, dando loro fiducia, per un futuro difficile ma non impossibile...

venerdì 12 maggio 2017

CASTELLUCCIO DI NORCIA a 360°





GIROSCOPIO A 360° DEL PIAN GRANDE DI CASTELLUCCIO DI NORCIA.... TORNEREMO A VEDERE QUESTO SPETTACOLO DELLA NATURA, A POTER RIASSAPORARE QUEI COLORI, QUEGLI ODORI, QUELLE SENSAZIONI UNICHE? TORNEREMO A GODERE DELLA MERAVIGLIA E DELL'INCANTO CHE SAPEVA DONARE A CHI LO GUARDAVA, ANCHE PER UN SOLO ATTIMO? 
IO CI CONTO E SPERO CHE SIA IL PRIMA POSSIBILE, PERCHE' COME HO LETTO DA QUALCHE PARTE:
"Castelluccio c'era sempre, un po' come certe persone; un padre, una madre, un amico.... certe persone che non senti, ma sai che in qualsiasi momento le cerchi sono li per te senza fare domande. Sanno di cosa hai bisogno e ti aiutano senza chiedere niente in cambio".

mercoledì 12 aprile 2017

ZONA ROSSA - VIAGGIO NELL'EPICENTRO DEL SISMA

Passano i giorni, ma le immagini restano e non solo in qualche angolo remoto della memoria del personal computer e della macchina fotografica, bene impresse nei miei ricordi e credo che lo rimarranno fino alla fine dei miei giorni. Pescara del Tronto e Capodacqua, due frazioni di Arquata del Tronto, ossia quelle terre profondamente martoriate dal grande terremoto del 2016 e che ancora oggi ogni tanto fa sentire la sua lugubre voce. A inizio ottobre, ossia qualche settimana prima delle scosse devastanti della fine di quel mese, mi era capitato, rispettando una promessa che mi ero fatto, di andare a visitare Castelluccio di Norcia, per me uno dei luoghi del cuore al quale sono affezionato e vedere la devastazione di agosto, anche se poi il mostro di ottobre ha inghiottito quello che era rimasto in piedi, rendendolo di fatto inaccessibile anche a chi ci vive e chi ci lavora. Era inizio autunno e il cuore si stringeva perché l’inverno si stava avvicinando…
Sei mesi dopo, con la primavera nascente, a corollario di un corso di formazione per giornalisti, su informazione ed emergenze, al Monastero di Valledacqua ad Acquasanta Terme, la visita guidata, caschetto di protezione obbligatorio in testa e accompagnati dai Vigili del Fuoco, nostri angeli custodi, nelle zone rosse di Pescara del Tronto e Capodacqua.
Pescara del Tronto, ai più rimasta impressa per quel gruppo di auto rimaste sospese per mesi, in bilico, con attorno un paese devastato, raso al suolo, in pratica cancellato dalla cartina geografica e Capodacqua, frazione limitrofa dal medesimo, triste, doloroso destino.
Due frazioni fantasma, sembra di essere ad Aleppo piuttosto che a Mosul, dove tutto o quasi è stato raso al suolo come da un bombardamento. Pescara del Tronto, la “vecchia” Pescara del Tronto, quella ante terremoto, frazione di Arquata del Tronto graziosa contrada appenninica, che sta tra i viadotti della variante per Norcia e la nuova Salaria. Due file di case intorno alla vecchia Salaria, la strada che collega Roma all’Adriatico, con la sua caratteristica forma a mezzaluna, con alle spalle la cava e poi più sotto un dedalo di sentieri e scale tra le case aggrappate sul costone che degrada a valle e oggi ridotto a macerie, che hanno seppellito cinquanta vite umane. Gli unici esseri viventi, Vigili del Fuoco e forze dell’ordine a parte, pronti ad accoglierci sono stati due cani, due pastori maremmani, una volta dal bianco mantello e un simpatico gatto nero, probabilmente di proprietà di un pastore che in mezzo a quelle rovine, custodisce le sue pecore, unica fonte di sostentamento. Alla ritrosia del pastore, forse impaurito dalla comitiva, giunta a spezzare lo spettrale silenzio, faceva da contraltare la voglia di coccole e carezze di queste piccole creature, com’erano abituati a riceverne prima da parte dei loro amici umani, che oggi sono stati spostati da qualche parte o peggio ancora forse non ci sono più. L’inferno di un paesino che si popola soltanto d’estate, metà dei romani di ritorno, dove i tetti delle case non ci sono più, implosi, spazzati via, crollati, diventando la tomba di turisti, ragazzi, cancellando intere famiglie.
E in mezzo alla distesa di macerie i colori della primavera, incuranti del contesto brillano, rendendo ancora più struggente quella visione di distruzione e morte.
E sono i particolari che si colgono intorno a tante macerie, che ti fanno interrogare, su cosa facessero, chi fossero, che vita conducessero chi abitava in quelle case e quale sia stato il loro destino, domanda ahimè senza una risposta rassicurante. Case aperte come una scatola di cartone che lascia alla pubblica visione un letto di una camera e un bagno, quasi a violentare la sacralità che quei luoghi hanno nel nostro vivere quotidiano… Valigie che emergono dalle macerie pronte a essere disfatte o piene per essere a corredo di qualche viaggio…
Accessori da cucina, anch’essa luogo simbolo dell’incedere quotidiano, dove spesso le famiglie si ritrovano al termine della giornata lavorativa, rimasti ordinatamente al loro posto all’interno di un mobile travolto dalle macerie, racchiuse da due brandelli di muro, rimasti miracolosamente ancora in piedi e simili a due fuscelli d’erba…
Un vasino da bambino, vicino a una tastiera di un PC, a un cannocchiale per scrutare un futuro che forse per qualcuno non ci sarà mai più, che vivranno solamente nei ricordi di coloro rimasti sulla terra, bagnate dalle copiose lacrime di chi piange la loro scomparsa straziante.
Vedi il ferro del cemento armato delle case, aggrovigliato come spago dalla forza bruta della natura e capisci quanto il mostro sotto terra, in quella tremenda notte di fine agosto, abbia cercato di inghiottire tutto.
A Capodacqua dall’uscio di una casa rimasto aperto, fa capolino nell’ingresso un’icona votiva di una Madonna con bambino, quasi a protezione di quell’immobile.

Queste parole, queste riflessioni a voce alta, vengono dal mio cuore, da quel luogo, dove in ognuno di noi risiedono le nostre emozioni e da dove deve partire la volontà di ricostruire, che possa contrastare lo smarrimento e il senso d’impotenza, di sconfitta che si genera in noi di fronte a queste immani tragedie e allo sterminato tappeto di morte e di macerie che lasciano.

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