“Nessuno muore sulla terra finche vive nella memoria di chi resta”. Questo adagio è quanto mai vero e ognuno porta nel proprio cuore il ricordo dei propri cari. Ma essere a pochi metri dai tuoi cari e non poter portare a loro un saluto o mettergli un fiore è qualcosa di veramente brutto e triste. Dover restare dietro al cancello chiuso con un lucchetto e non sapere quando poterli salutare è dura, soprattutto se dietro quelle sbarre c'è gran parte della mia famiglia, mia sorella, mia madre, i miei nonni materni e mio zio, per me come un secondo padre. Per altro, senza neanche un cartello, se non quello apposto negli ultimi giorni che cita l’ordinanza sindacale, che spieghi quanto accaduto a coloro che magari sono lontani, e nel venire a trovare i propri cari, si sono trovati il cancello inspiegabilmente sprangato, e quello di una volenterosa signora che ha cercato di creare un comitato di protesta, di coloro che hanno li ad eterno riposo i proprio affetti, per portare all’attenzione il problema. E tutto questo da alcuni mesi, esattamente dallo scorso giugno, senza sapere quando potrà accadere, neanche per la ricorrenza dei defunti. Questo accade in una parte del Cimitero di Santa Maria, il settore 8, dove sono ospitate oltre ottocento salme, ma i lavori di manutenzione, non sono mai cominciati, anche se l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Fabriano dichiara negli ultimi giorni, di aver trovato i fondi e che i lavori verranno ultimati a primavera prossima. Da dietro l’arrugginito cancello e alla ringhiera, si scorge il degrado dei manufatti di cemento, dovuto alle infiltrazioni dell’acqua che ha determinato l’inagibilità e il senso di abbandono, una noncuranza proprio verso chi non c’è più e per chi resta a piangere e a ricordare.
martedì 3 novembre 2020
NESSUNO MUORE SULLA TERRA....
“Nessuno muore sulla terra finche vive nella memoria di chi resta”. Questo adagio è quanto mai vero e ognuno porta nel proprio cuore il ricordo dei propri cari. Ma essere a pochi metri dai tuoi cari e non poter portare a loro un saluto o mettergli un fiore è qualcosa di veramente brutto e triste. Dover restare dietro al cancello chiuso con un lucchetto e non sapere quando poterli salutare è dura, soprattutto se dietro quelle sbarre c'è gran parte della mia famiglia, mia sorella, mia madre, i miei nonni materni e mio zio, per me come un secondo padre. Per altro, senza neanche un cartello, se non quello apposto negli ultimi giorni che cita l’ordinanza sindacale, che spieghi quanto accaduto a coloro che magari sono lontani, e nel venire a trovare i propri cari, si sono trovati il cancello inspiegabilmente sprangato, e quello di una volenterosa signora che ha cercato di creare un comitato di protesta, di coloro che hanno li ad eterno riposo i proprio affetti, per portare all’attenzione il problema. E tutto questo da alcuni mesi, esattamente dallo scorso giugno, senza sapere quando potrà accadere, neanche per la ricorrenza dei defunti. Questo accade in una parte del Cimitero di Santa Maria, il settore 8, dove sono ospitate oltre ottocento salme, ma i lavori di manutenzione, non sono mai cominciati, anche se l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Fabriano dichiara negli ultimi giorni, di aver trovato i fondi e che i lavori verranno ultimati a primavera prossima. Da dietro l’arrugginito cancello e alla ringhiera, si scorge il degrado dei manufatti di cemento, dovuto alle infiltrazioni dell’acqua che ha determinato l’inagibilità e il senso di abbandono, una noncuranza proprio verso chi non c’è più e per chi resta a piangere e a ricordare.
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