mercoledì 12 aprile 2017

ZONA ROSSA - VIAGGIO NELL'EPICENTRO DEL SISMA

Passano i giorni, ma le immagini restano e non solo in qualche angolo remoto della memoria del personal computer e della macchina fotografica, bene impresse nei miei ricordi e credo che lo rimarranno fino alla fine dei miei giorni. Pescara del Tronto e Capodacqua, due frazioni di Arquata del Tronto, ossia quelle terre profondamente martoriate dal grande terremoto del 2016 e che ancora oggi ogni tanto fa sentire la sua lugubre voce. A inizio ottobre, ossia qualche settimana prima delle scosse devastanti della fine di quel mese, mi era capitato, rispettando una promessa che mi ero fatto, di andare a visitare Castelluccio di Norcia, per me uno dei luoghi del cuore al quale sono affezionato e vedere la devastazione di agosto, anche se poi il mostro di ottobre ha inghiottito quello che era rimasto in piedi, rendendolo di fatto inaccessibile anche a chi ci vive e chi ci lavora. Era inizio autunno e il cuore si stringeva perché l’inverno si stava avvicinando…
Sei mesi dopo, con la primavera nascente, a corollario di un corso di formazione per giornalisti, su informazione ed emergenze, al Monastero di Valledacqua ad Acquasanta Terme, la visita guidata, caschetto di protezione obbligatorio in testa e accompagnati dai Vigili del Fuoco, nostri angeli custodi, nelle zone rosse di Pescara del Tronto e Capodacqua.
Pescara del Tronto, ai più rimasta impressa per quel gruppo di auto rimaste sospese per mesi, in bilico, con attorno un paese devastato, raso al suolo, in pratica cancellato dalla cartina geografica e Capodacqua, frazione limitrofa dal medesimo, triste, doloroso destino.
Due frazioni fantasma, sembra di essere ad Aleppo piuttosto che a Mosul, dove tutto o quasi è stato raso al suolo come da un bombardamento. Pescara del Tronto, la “vecchia” Pescara del Tronto, quella ante terremoto, frazione di Arquata del Tronto graziosa contrada appenninica, che sta tra i viadotti della variante per Norcia e la nuova Salaria. Due file di case intorno alla vecchia Salaria, la strada che collega Roma all’Adriatico, con la sua caratteristica forma a mezzaluna, con alle spalle la cava e poi più sotto un dedalo di sentieri e scale tra le case aggrappate sul costone che degrada a valle e oggi ridotto a macerie, che hanno seppellito cinquanta vite umane. Gli unici esseri viventi, Vigili del Fuoco e forze dell’ordine a parte, pronti ad accoglierci sono stati due cani, due pastori maremmani, una volta dal bianco mantello e un simpatico gatto nero, probabilmente di proprietà di un pastore che in mezzo a quelle rovine, custodisce le sue pecore, unica fonte di sostentamento. Alla ritrosia del pastore, forse impaurito dalla comitiva, giunta a spezzare lo spettrale silenzio, faceva da contraltare la voglia di coccole e carezze di queste piccole creature, com’erano abituati a riceverne prima da parte dei loro amici umani, che oggi sono stati spostati da qualche parte o peggio ancora forse non ci sono più. L’inferno di un paesino che si popola soltanto d’estate, metà dei romani di ritorno, dove i tetti delle case non ci sono più, implosi, spazzati via, crollati, diventando la tomba di turisti, ragazzi, cancellando intere famiglie.
E in mezzo alla distesa di macerie i colori della primavera, incuranti del contesto brillano, rendendo ancora più struggente quella visione di distruzione e morte.
E sono i particolari che si colgono intorno a tante macerie, che ti fanno interrogare, su cosa facessero, chi fossero, che vita conducessero chi abitava in quelle case e quale sia stato il loro destino, domanda ahimè senza una risposta rassicurante. Case aperte come una scatola di cartone che lascia alla pubblica visione un letto di una camera e un bagno, quasi a violentare la sacralità che quei luoghi hanno nel nostro vivere quotidiano… Valigie che emergono dalle macerie pronte a essere disfatte o piene per essere a corredo di qualche viaggio…
Accessori da cucina, anch’essa luogo simbolo dell’incedere quotidiano, dove spesso le famiglie si ritrovano al termine della giornata lavorativa, rimasti ordinatamente al loro posto all’interno di un mobile travolto dalle macerie, racchiuse da due brandelli di muro, rimasti miracolosamente ancora in piedi e simili a due fuscelli d’erba…
Un vasino da bambino, vicino a una tastiera di un PC, a un cannocchiale per scrutare un futuro che forse per qualcuno non ci sarà mai più, che vivranno solamente nei ricordi di coloro rimasti sulla terra, bagnate dalle copiose lacrime di chi piange la loro scomparsa straziante.
Vedi il ferro del cemento armato delle case, aggrovigliato come spago dalla forza bruta della natura e capisci quanto il mostro sotto terra, in quella tremenda notte di fine agosto, abbia cercato di inghiottire tutto.
A Capodacqua dall’uscio di una casa rimasto aperto, fa capolino nell’ingresso un’icona votiva di una Madonna con bambino, quasi a protezione di quell’immobile.

Queste parole, queste riflessioni a voce alta, vengono dal mio cuore, da quel luogo, dove in ognuno di noi risiedono le nostre emozioni e da dove deve partire la volontà di ricostruire, che possa contrastare lo smarrimento e il senso d’impotenza, di sconfitta che si genera in noi di fronte a queste immani tragedie e allo sterminato tappeto di morte e di macerie che lasciano.

domenica 26 marzo 2017

PUBBLICARE NOTIZIE FALSE PUO' ESSERE CAUSA DI LICENZIAMENTO

(Le 5 W del giornalismo)
Scrivere notizie false può essere causa di legittimo licenziamento di un giornalista. Lo ha messo nero su bianco la Cassazione con una sentenza dello scorso 7 marzo, la numero 5693/2017, contro un cronista dell’Unione Sarda.
E sarà licenziamento non solo per chi volontariamente pubblica “fake news” ma anche per chi lo fa in buona fede. Il giornalismo non ammette negligenza e ripubblicare una notizia sul proprio giornale senza le dovute verifiche può compromettere il vincolo fiduciario tra il datore di lavoro e il professionista. È il caso del giornalista condannato che per la corte “aveva più volte violato l’obbligo fondamentale del mestiere di accertarsi della verità dei fatti” arrivando così a creare “una giusta causa di recesso”.
La Cassazione afferma che il compimento delle verifiche necessarie a fornire riscontro alle notizie pubblicate e l'accertamento della verità, rappresenta uno dei doveri fondamentali cui il giornalista è tenuto nello svolgimento della sua professione.

domenica 1 gennaio 2017

PENSIERINO PER IL 2017

Cosa chiedere all'anno appena cominciato? Ce ne sarebbero tante di cose, ma una che mi piacerebbe veramente si possa avverare è quella che tutti i fruitori della rete, dei social media e network, imparassero a discernere le bufale, il "fact-checking" dalla realtà dei fatti, impedendo a coloro che sfruttano la loro creduloneria in buona fede di trarne guadagni pubblicitari. Prima di condividere bufale a volte veramente assurde e a volte anche pericolose, informiamoci correttamente... BUON 2017.

sabato 31 dicembre 2016

AUGURI DI BUON ANNO!!!!



AMICHE E AMICI VICINI E LONTANI, OVUNQUE VOI SIATE, DA SOLI O IN COMPAGNIA I MIGLIORI AUGURI PER UN 2017 RICCO DI SODDISFAZIONI..

domenica 16 ottobre 2016

E SONO TRENTA!!!!


E oggi sono 30 anni di lavoro e di lavoro in Indesit Company, anche se nel cuore sempre sarà Merloni Elettrodomestici... E già, anche da questi giorni in poi, dovremmo ragionare con una visione forse globale, così come ci imporrà l'epopea Whirlpool...
Era il 16 ottobre 1986, un giovedì, stabilimento di Melano Marischio, quando, poco più che ventenne, dopo essermi diplomato e aver svolto il servizio militare, entravo per la prima volta nel mondo del lavoro... In quell’esperienza, che con i tempi che corrono, posso orgogliosamente dire essere stata l'unica della mia vita. Come puoi scordarti i primi volti che con fare paternalistico ti accolsero in quella che allora era una grande famiglia e in un giorno che rimarrà indelebile nella tua vita. Imberbe ragazzino con le gambe tremanti….  " Ehi ciccino!" Ancora mi riecheggia nelle orecchie, il modo con il quale il caporeparto di allora ti chiamava in maniera bonaria oppure la pazienza dei colleghi di allora nell'insegnarti i primi segreti del mestiere, con i quali poi ti aprivi raccontandogli la tua gioventù in cambio delle perle di saggezza di chi aveva qualche anno più di te e non solo lavorativo...
E dopo due duri anni di contratto di formazione, dove di soldi, a differenza delle conquiste per le successive assunzioni a tempo determinato o addirittura interinale, se ne vedevano veramente pochi e con la paura che non ti riconfermassero, anche se conscio di fare sempre il mio dovere, il 1° ottobre 1988 ecco la lettera che trasformava il mio rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ero "fisso" alla Merloni Elettrodomestici, una realtà quasi esclusivamente a livello regionale. Un posto quasi “statale” allora.

Ma in questo trentennio, grazie all’amico Vittorio Baldoni, che mi convinse ad abbracciare la causa del sindacato, ho avuto anche la fortuna di vedere, con orgoglio l’ascesa di un’azienda impostasi grazie al genio di Vittorio Merloni anche a livello mondiale, fino alla storia di oggi, anche dal di dentro, dalla prospettiva sindacale che mi ha permesso di comprendere le dinamiche e vivere sulla mia pelle e anche in prima persona, mettendoci la faccia, la lotta per il posto di lavoro come la vertenza del 2013. Quando sono entrato, si parlava il “fabrianese”, oggi più l’inglese che l’italiano, ma questa è un’altra storia.

lunedì 26 settembre 2016

CORSO PER GIORNALISTI - FABRIANO 28 SETTEMBRE 2016


L’Ordine dei giornalisti delle Marche con la collaborazione del Circolo della Stampa “Marche Press” organizza per MERCOLEDI 28 SETTEMBRE un Corso di Formazione su

I TERRITORI E I CAMBIAMENTI NELL’ECONOMIA: INFORMAZIONE E ASPETTI DEONTOLOGICI.

Il corso che si terrà dalle ore 14.30 alle ore 18.30 nella nuova biblioteca comunale assegnerà cinque crediti.

Questi i relatori:

LUCIO BUSSI –“ L’informazione economica tra crisi e nuovi media”
Bussi è componente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e coordinatore del Gruppo di Lavoro “Informazione economica del CNOG. Per 25 anni ha lavorato al quotidiano L’Arena di Verona e per 20 anni è stato capo della redazione Economia. Collaboratore di testate su carta ed on line, è consulente comunicazione economica di imprese e istituzioni

PAOLA DE SALVO – “Senso dei luoghi, identità, narrazioni, esperienze: nuove strategie di valorizzazione territoriale”                                                                                                                  La prof.ssa de Salvo insegna all’Università degli Studi di Perugia, Dipartimento Scienze Politiche, Sociologia e comunicazione del Turismo. 

PIERO CHIORRI – “Sviluppo locale e valorizzazione del territorio: l’esperienza dell’Associazione culturale per lo sviluppo dell’appennino umbro-marchigiano”
Presidente dell’Associazione culturale per lo Sviluppo dell’Appennino umbro-marchigiano (unico distretto interregionale d’Italia) è stato condirettore delle Cartiere Miliani Fabriano nonchè Amministratore delegato e presidente di Società collegate.

DIEGO MINGARELLI – “Prodotti eco-sostenibili e reindustrializzazione del territorio”

E’ presidente di Piccola industria Ancona e Marche e membro del Consiglio generale di Confindustria. E’ amministratore della DIASEN azienda che realizza prodotti ecologici per isolamento termico e acustico, il risanamento di umidità e la decorazione di pavimenti e pareti.

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