sabato 20 giugno 2026

Dalle vignette sul ciclostile alle mostre a New York: Ezio Tambini, il medico con il dono dell'arte






Testo di Stefano Balestra

Negli anni Settanta lo sport aveva un sapore diverso. Non c'erano le fotocamere digitali, le riviste patinate o le televisioni a pagamento. Per respirare l’essenza di un evento sportivo ci si doveva affidare alle radiocronache, alle foto di qualche appassionato e, se andava bene, a giornalini ciclostilati.

I tifosi del Fabriano Basket avevano il loro personale "house organ" – come lo chiameremmo oggi –, un giornalino distribuito la domenica alle partite a in casa, piaggia D’Olmo, il vecchio palasport. Uno dei grandi protagonisti di quella avventura editoriale, durata tre stagioni e coincisa con la storica promozione del Fabriano Basket nel proscenio della Serie A, è stato sicuramente Ezio Tambini.

Fabriano Basket Olé: una redazione d'altri tempi

Ezio faceva parte della redazione di Fabriano Basket Olé, l'organo ufficiale della squadra nato nell'ottobre del 1976, che proprio quest'anno spegne le 50 candeline. Ezio era il vignettista e caricaturista del giornale: sua era la firma sulla copertina e sulle illustrazioni interne, pubblicità comprese, un po’ l’Ezio Prosdocimi di casa nostra.

Di quel gruppo pionieristico facevano parte anche Fulvio Sonaglia (addetto alle interviste e fratello del giocatore Leonardo), Tommaso Lucertini e Marcello Faggioni alle fotografie, e Don Luigi Monti, parroco della Misericordia. Quest'ultimo era stato ribattezzato affettuosamente "Don Gestetner", dal nome della macchina per il ciclostile che possedeva e che usava per stampare le copie. I redattori si ritrovavano poi a casa di Fulvio per spillare i fogli a mano per venderli a cento lire, come supplemento de L’Azione, presso la storica edicola Casadio all’inizio del corso della Repubblica o direttamente alle partite interne dei coniglietti biancoazzurri. Tra i tanti ricordi piacevoli, lo scambio di visite, nel 1978 con la redazione di una testata sportiva di San Severo, dove giocava Walter Magnifico e gagliarda rivale del Fabriano Basket.

Ezio Tambini fu anche l'autore del celebre poster con le caricature dei giocatori in occasione della prima stagione in Serie A della squadra, targata Honky  nel 1979-80. Oggi, a 74 anni ottimamente portati, Tambini guarda a quel passato con il sorriso di chi ha vissuto due vite: per anni ha indossato il camice bianco come stimato medico condotto a Sassoferrato, senza mai abbandonare la sua più grande passione: il disegno e la pittura.

"Il disegno per me è stato un dono di natura" – racconta Ezio. "Al liceo facevo le caricature dei compagni mentre venivano interrogati, o dei professori stessi. Ho sempre avuto la mania della caricatura, da quella scherzosa a quella più impegnativa. Ho realizzato acquerelli di personaggi importanti e famosi; è una passione che mi porto dietro da ragazzino".

Quando gli si chiede quante caricature abbia realizzato nella sua vita, confessa: "Francamente non me lo ricordo, comunque tantissime. Non erano solo le copertine a impegnarmi, anche perché cercavo sempre elementi stimolanti per catturare l'attenzione del lettore, ma come detto disegnavo anche le pubblicità".

Le copertine cult e i ricordi del cuore

Tantissime le vignette dedicate al basket rimaste nell'immaginario collettivo. Impossibile dimenticare quella del direttore sportivo a tutto campo per le svariate mansioni di cui si occupava Pietro Valenti, che accompagnava il coniglietto fabrianese, vestito da scolaro, al suo primo giorno al Palasport (l'attuale PalaCesari).

La matita di Ezio ironizzava sui miti della cultura pop dell'epoca, accostandoli al basket locale: da Mike Bongiorno che intervistava il coniglietto a Andy Luotto con il tormentone "questo Fabriano è bbbuono"; da John Travolta che, sull’onda della Febbre del sabato sera, annunciava il ritorno della "febbre della domenica pomeriggio", fino a una memorabile copertina che ritraeva i campioni Dino Meneghin e Bob Morse in corsa verso Fabriano con le valigie in mano.

Ha una vignetta preferita?

"È difficile sceglierne una sola, ma un paio mi sono rimaste nel cuore. Una raffigurava Giuliano Guerrieri e Ugo Sghiatti in un pollaio. Era molto significativa, visto che Guerrieri rassegnò le dimissioni da capo allenatore proprio all'inizio della poule promozione. Fabriano partì male ma, con un crescendo entusiasmante, arrivò in finale con Brindisi, e tutti sappiamo come andò a finire. L'altra la disegnai un paio di anni prima quando perdemmo di un punto contro Osimo: c'era il coniglietto che trascinava un carretto con i 65 punti subiti e, sopra, un grillo, il soprannome degli osimani".



L'ultimo atto d'amore di Ezio per la pallacanestro fu proprio quel poster della squadra di A2: "Vidi una foto e mi dissi: 'Perché non faccio una caricatura a tutta la squadra?'. Piacque tantissimo. Nicola Partenza, allora segretario, mi propose di stamparlo e metterlo in vendita. Io ci misi la firma senza volere nulla in cambio, ma andò talmente bene che vollero darmi un compenso economico".

Dalle caricature all'Iperrealismo internazionale



Successivamente, la vena artistica di Tambini ha trovato una nuova e matura dimensione nella pittura a olio su tela.

"Ho iniziato riproducendo le opere dei grandi maestri" – spiega – "fino ad arrivare a collaborare con due gallerie di Cremona e Milano per la realizzazione dei cosiddetti 'falsi d'autore' (riproduzioni di quadri famosi)". Nel suo soggiorno spicca una magistrale riproduzione dell’Ultima Cena di Salvador Dalí per la quale ha impegnato complici alcune peripezie circa tre anni.

"Poi sono passato a dipingere soggetti miei, partecipando a mostre e concorsi. Sono venuto a contatto con le più svariate correnti e tecniche, attingendo qualcosa da ognuna per poi tradurla sulle mie tele. Però il mio vero cavallo di battaglia, lo stile che mi affascina e su cui non ho dubbi, è l'iperrealismo: è lì che riesco a esprimere al meglio le mie doti pittoriche".

Ad oggi, Ezio ha prodotto oltre 120 opere ed è stato protagonista in più di 170 mostre in Italia e all'estero, esponendo in vetrine prestigiose come Bologna, Milano, Roma, Firenze, ma anche New York, Boston, Washington e Bruxelles.

"Nel 2014 ho vinto il premio Expo Bologna presso la galleria Wiki Arte. Mi chiesero di entrare nella loro scuderia e per sei anni ho lavorato con loro, esponendo in tutto il mondo. Ho continuato a dipingere e ora ho una quotazione internazionale e diversi collezionisti appassionati dei miei quadri. Essendo appassionato e avendo fatto degli studi, ho persino riprodotto il 'San Matteo e l'angelo' di Caravaggio, di cui esistono solo due copie in Italia, dopo aver contattato il Museo di Berlino per studiare i colori originali del quadro, andato distrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale".

Oggi per Ezio l'arte è tornata a essere un puro divertimento, non disdegnando altresì l’esposizione delle sue opere nelle mostre. "Per un periodo è stato un vero e proprio lavoro, tanto da diventare persino pesante visto che la tecnica dell’iperrealismo è abbastanza complessa, se sommato alla mia professione principale di medico e osteopata. Ora dipingo per il piacere di farlo", conclude, con la stessa passione di quel ragazzo che cinquant'anni fa faceva sorridere e sognare Fabriano con una matita e un ciclostile.

 


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