Testo di Stefano Balestra
Negli anni
Settanta lo sport aveva un sapore diverso. Non c'erano le fotocamere digitali,
le riviste patinate o le televisioni a pagamento. Per respirare l’essenza di un
evento sportivo ci si doveva affidare alle radiocronache, alle foto di qualche
appassionato e, se andava bene, a giornalini ciclostilati.
I tifosi del
Fabriano Basket avevano il loro personale "house organ" – come lo
chiameremmo oggi –, un giornalino distribuito la domenica alle partite a in
casa, piaggia D’Olmo, il vecchio palasport. Uno dei grandi protagonisti di
quella avventura editoriale, durata tre stagioni e coincisa con la storica
promozione del Fabriano Basket nel proscenio della Serie A, è stato sicuramente
Ezio Tambini.
Fabriano
Basket Olé: una redazione d'altri tempi
Ezio faceva
parte della redazione di Fabriano Basket Olé, l'organo ufficiale della
squadra nato nell'ottobre del 1976, che proprio quest'anno spegne le 50
candeline. Ezio era il vignettista e caricaturista del giornale: sua era la
firma sulla copertina e sulle illustrazioni interne, pubblicità comprese, un
po’ l’Ezio Prosdocimi di casa nostra.
Di quel
gruppo pionieristico facevano parte anche Fulvio Sonaglia (addetto alle
interviste e fratello del giocatore Leonardo), Tommaso Lucertini e Marcello
Faggioni alle fotografie, e Don Luigi Monti, parroco della Misericordia.
Quest'ultimo era stato ribattezzato affettuosamente "Don
Gestetner", dal nome della macchina per il ciclostile che possedeva e
che usava per stampare le copie. I redattori si ritrovavano poi a casa di
Fulvio per spillare i fogli a mano per venderli a cento lire, come supplemento
de L’Azione, presso la storica edicola Casadio all’inizio del corso
della Repubblica o direttamente alle partite interne dei coniglietti
biancoazzurri. Tra i tanti ricordi piacevoli, lo scambio di visite, nel 1978
con la redazione di una testata sportiva di San Severo, dove giocava Walter
Magnifico e gagliarda rivale del Fabriano Basket.
Ezio Tambini
fu anche l'autore del celebre poster con le caricature dei giocatori in
occasione della prima stagione in Serie A della squadra, targata Honky nel
1979-80. Oggi, a 74 anni ottimamente portati, Tambini guarda a quel passato
con il sorriso di chi ha vissuto due vite: per anni ha indossato il camice
bianco come stimato medico condotto a Sassoferrato, senza mai abbandonare la
sua più grande passione: il disegno e la pittura.
"Il
disegno per me è stato un dono di natura" – racconta Ezio. "Al liceo
facevo le caricature dei compagni mentre venivano interrogati, o dei professori
stessi. Ho sempre avuto la mania della caricatura, da quella scherzosa a quella
più impegnativa. Ho realizzato acquerelli di personaggi importanti e famosi; è
una passione che mi porto dietro da ragazzino".
Quando gli
si chiede quante caricature abbia realizzato nella sua vita, confessa: "Francamente
non me lo ricordo, comunque tantissime. Non erano solo le copertine a
impegnarmi, anche perché cercavo sempre elementi stimolanti per catturare
l'attenzione del lettore, ma come detto disegnavo anche le pubblicità".
Le
copertine cult e i ricordi del cuore
Tantissime
le vignette dedicate al basket rimaste nell'immaginario collettivo. Impossibile
dimenticare quella del direttore sportivo a tutto campo per le svariate
mansioni di cui si occupava Pietro Valenti, che accompagnava il coniglietto
fabrianese, vestito da scolaro, al suo primo giorno al Palasport (l'attuale
PalaCesari).
La matita di
Ezio ironizzava sui miti della cultura pop dell'epoca, accostandoli al basket
locale: da Mike Bongiorno che intervistava il coniglietto a Andy Luotto con il
tormentone "questo Fabriano è bbbuono"; da John Travolta che,
sull’onda della Febbre del sabato sera, annunciava il ritorno della
"febbre della domenica pomeriggio", fino a una memorabile copertina
che ritraeva i campioni Dino Meneghin e Bob Morse in corsa verso Fabriano con
le valigie in mano.
Ha una
vignetta preferita?
"È difficile sceglierne una sola, ma un paio mi sono rimaste nel cuore. Una raffigurava Giuliano Guerrieri e Ugo Sghiatti in un pollaio. Era molto significativa, visto che Guerrieri rassegnò le dimissioni da capo allenatore proprio all'inizio della poule promozione. Fabriano partì male ma, con un crescendo entusiasmante, arrivò in finale con Brindisi, e tutti sappiamo come andò a finire. L'altra la disegnai un paio di anni prima quando perdemmo di un punto contro Osimo: c'era il coniglietto che trascinava un carretto con i 65 punti subiti e, sopra, un grillo, il soprannome degli osimani".
L'ultimo
atto d'amore di Ezio per la pallacanestro fu proprio quel poster della squadra
di A2: "Vidi una foto e mi dissi: 'Perché non faccio una caricatura a
tutta la squadra?'. Piacque tantissimo. Nicola Partenza, allora segretario, mi
propose di stamparlo e metterlo in vendita. Io ci misi la firma senza volere
nulla in cambio, ma andò talmente bene che vollero darmi un compenso
economico".
Dalle
caricature all'Iperrealismo internazionale
Successivamente, la vena artistica di Tambini ha trovato una nuova e matura dimensione nella pittura a olio su tela.
"Ho
iniziato riproducendo le opere dei grandi maestri" – spiega – "fino ad arrivare
a collaborare con due gallerie di Cremona e Milano per la realizzazione dei
cosiddetti 'falsi d'autore' (riproduzioni di quadri famosi)". Nel suo
soggiorno spicca una magistrale riproduzione dell’Ultima Cena di
Salvador Dalí per la quale ha impegnato complici alcune peripezie circa tre
anni.
"Poi
sono passato a dipingere soggetti miei, partecipando a mostre e concorsi. Sono
venuto a contatto con le più svariate correnti e tecniche, attingendo qualcosa
da ognuna per poi tradurla sulle mie tele. Però il mio vero cavallo di
battaglia, lo stile che mi affascina e su cui non ho dubbi, è l'iperrealismo: è
lì che riesco a esprimere al meglio le mie doti pittoriche".
Ad oggi,
Ezio ha prodotto oltre 120 opere ed è stato protagonista in più di 170 mostre
in Italia e all'estero, esponendo in vetrine prestigiose come Bologna, Milano,
Roma, Firenze, ma anche New York, Boston, Washington e Bruxelles.
"Nel
2014 ho vinto il premio Expo Bologna presso la galleria Wiki Arte. Mi chiesero
di entrare nella loro scuderia e per sei anni ho lavorato con loro, esponendo
in tutto il mondo. Ho continuato a dipingere e ora ho una quotazione
internazionale e diversi collezionisti appassionati dei miei quadri. Essendo
appassionato e avendo fatto degli studi, ho persino riprodotto il 'San Matteo e
l'angelo' di Caravaggio, di cui esistono solo due copie in Italia, dopo aver
contattato il Museo di Berlino per studiare i colori originali del quadro,
andato distrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale".
Oggi per
Ezio l'arte è tornata a essere un puro divertimento, non disdegnando altresì
l’esposizione delle sue opere nelle mostre. "Per un periodo è stato un
vero e proprio lavoro, tanto da diventare persino pesante visto che la tecnica
dell’iperrealismo è abbastanza complessa, se sommato alla mia professione
principale di medico e osteopata. Ora dipingo per il piacere di farlo",
conclude, con la stessa passione di quel ragazzo che cinquant'anni fa faceva
sorridere e sognare Fabriano con una matita e un ciclostile.




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