MIO PICCOLO CARO AMICO, SEI VOLATO CON DISCREZIONE, IN PUNTA DI ZAMPETTE SUL PONTE DELL'ARCOBALENO ED HAI LASCIATO UN VUOTO INCOLMABILE NEI NOSTRI CUORI. DODICI ANNI TRASCORSI PIENAMENTE INSIEME NON SI POSSONO CANCELLARE. DODICI ANNI VISSUTI IN SIMBIOSI. FORSE QUALCUNO POTRA' NON CAPIRE O SORRIDERE CON ILARITA' PER QUESTE PAROLE, MA BONTA' SUA NON POTRA' MAI COMPRENDERE CHE COSA VUOL DIRE AVERE AVUTO A FIANCO NON SEMPLICEMENTE " UN GATTO" MA QUALCOSA DI SPECIALE, UNA BELLA PERSONA. MI MANCHERANNO IL TUO CALORE, LE TUE COCCOLE, LE TUE FUSA. NELLE NOTTI BUIE E TEMPESTOSE O NEGLI INVERNI FREDDI E RIGIDI DELLA MENTE UMANA, C'ERI SEMPRE TU CON IL TUO SGUARDO MAGNETICO, PERSUASIVO, PRONTO A DONARMI UNA DELLE TUE LEGGENDARIE SETTE VITE. CON UN AMICO COME TE LA SOLITUDINE ERA UN SENTIMENTO SCONOSCIUTO, ANCHE SE AVESSI AVUTO COME AVVERSARIO IL MONDO INTERO. ERI VICINO A ME QUANDO MI ALZAVO DAL LETTO, QUANDO IN CUCINA PREPARAVO IL CAFFE', PRONTO A FARMI LE FESTE QUANDO TORNAVO A CASA DAL LAVORO, QUANDO LA MIA MANO TI ACCAREZZAVA IL PELO LISCIO E MORBIDO E QUANDO TI PARLAVO DEI MIEI PROBLEMI MENTRE TU MI GUARDAVI INCURIOSITO DALLE MIE PAROLE... HAI CAMMINATO CON ME QUANDO ANDAVO IN CERCA DI UNA SPERANZA, DI UN CONFORTO... SO CHE TU NON TE NE SEI ANDATO PER SEMPRE, MA DIMORERAI NEL PROFONDO DEL MIO CUORE, AD UN SOFFIO DAL CUORE... E QUANDO UN GIORNO CI RINCONTREREMO, TI PRENDERO' DI NUOVO IN BRACCIO E TU MI FARAI LE FUSA COME FACEVI SEMPRE, ANCHE NEGLI ULTIMI SOFFERTI GIORNI DELLA TUA ESISTENZA TERRENA... ED ORA SONO A SCRIVERE QUESTE PAROLE, MENTRE NEL SILENZIO CERCO ANCORA NELLA STANZA QUELL'AMICO SINCERO CHE IL DESTINO MI HA PORTATO VIA.
domenica 20 ottobre 2013
martedì 15 ottobre 2013
domenica 13 ottobre 2013
venerdì 9 agosto 2013
mercoledì 7 agosto 2013
HUNZA 7 AGOSTO 1983, I RICORDI NON SI CANCELLANO
7 agosto 1983, era una calda domenica agostana di trenta anni fa, quando si consumò a migliaia di chilometri da Fabriano una tragedia sportiva che traumatizzò letteralmente Fabriano, in costante trepidazione per giorni e giorni, all’epoca non esistevano internet, il telefono satellitare, il cellulare per cui le notizie arrivavano telefonicamente o via telex con il contagocce e in maniera difficoltosa da zone all’epoca incontaminate o quasi dalla presenza umana. HUNZA ’83, era il nome della spedizione organizzata dal CAI di Fabriano, la seconda extraeuropea dopo di quella del 1980 nelle Ande peruviane che vedeva tredici alpinisti fabrianesi impegnati nel Karakorum pakistano, ai confini con l’India e la Cina, nella scalata appunto dell’Hunza, vetta inviolata all’epoca. Mancavano pochi metri, forse cinquanta al raggiungimento dei 6000 metri della vetta, poi definita “Cima Fabriano”, allorquando una delle due cordate nelle quali era diviso il gruppo di fabrianesi, vittima dell’imponderabile, di quel rischio che esiste sempre in uno sport bellissimo come l’alpinismo, che a volte non perdona, perse la presa sul ghiaccio durissimo ricoperto dalla neve fresca ed in pochi attimi, si consumò la tragedia che vide perire Stefano Galante, a poco dal compiere il ventesimo anno di età e Luigi Gregori, quarantunenne e Gastone Stelluti e Ettore Micheletti riportare delle ferite. Stefano e Luigi, come tutti i membri del gruppo, avevano capacità, pratica e una lunga preparazione durata un anno intero e cercavano di sapere qualcosa di più, dal punto di vista esplorativo e cartografico, su una terra sconosciuta, uccisi da quella montagna che avevano tanto amato e dove da allora riposano per l’eternità. Questo il ricordo sulla targa, posta sulla stele a ricordo presso il cimitero da Santa Maria di Fabriano: 7 AGOSTO 1983 “CIMA FABRIANO” mt.6000 Non sono ritornati giù con noi Sono rimasti sotto quella cima Che toccavano quasi con mano Stanno adagiati, con la faccia al cielo Sulla candida coltre della neve Parlano di noi, della famiglia Di tante montagne da scalare Finchè il sole piano piano parte E lascia Gigi e Stefano a sognare.
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