Dopo nove mesi e mezzo circa, l'ultima volta era stato lo scorso 2 ottobre, come mi ero ripromesso sono tornato a Castelluccio di Norcia. Un luogo del cuore, tutti ne abbiamo uno o più di uno, perchè ci ricorda momenti, persone, ricordi indelebili nella nostra memoria ed esistenza. E così come si fa con un amico, un parente che non sta bene, una visita che ho voluto dal profondo del mio cuore, per sincerarmi delle tue condizioni... e poco importa se la fioritura è passata e i colori non ci sono più, in fondo non sei solo quello, ma anche altro, molto di più e credo che saprai risollevarti, perchè la tua gente è tosta, pervicace e non si arrenderà facilmente, nonostante sia tutto da ricostruire tra mille difficoltà...Un aiuto lo potremmo dare noi con le nostre visite, dando loro fiducia, per un futuro difficile ma non impossibile...
martedì 18 luglio 2017
martedì 23 maggio 2017
LA PIRAMIDE DEL SUCCESSO
John Robert Wooden, uno dei santoni del basket Ncaa americano nato nel 1910 e morto il 4 Giugno 2010, ha radicalmente cambiato il modo di allenare diventando un vero punto di riferimento per tutti gli allenatori non solo di basket, il primo ad essere eletto sia come giocatore sia come allenatore nella Hall of Fame.
La Piramide del Successo
Wooden ha scritto molti libri tra cui uno sulla Piramide del Successo la quale è costituita da blocchi, scalini, che portano alla vittoria nello sport così come nella VITA.
Alcune delle sue frasi più celebri
1 - “Non è tanto importante chi inizia il gioco ma chi lo finisce.”
2 - “Ciò che conta è quello che impari dopo che conosci già tutto.”
3 - “Non c’è cuscino più morbido di una coscienza tranquilla”.
4 - “Se vai tanto distante fino a dove riesci a vedere, allora vedrai abbastanza per andare ancora più distante.”
5 - “Il fallimento non è fatale, ma fallire nel cambiare può esserlo.”
6 - “Un allenatore è qualcuno che può correggerti senza causare risentimento.”
7 - “Fai di ogni giorno il tuo capolavoro.”
8 - “Sii preparato e sii onesto.”
9 - “La chiave più importante per raggiungere un grande successo è di decidere i tuoi obiettivi e lanciarti, iniziare, agire e muoversi.”
10 - “Il successo è la quiete mentale che viene dal sapere che hai fatto tutto quello che era in tuo potere per diventare il meglio assoluto che sei capace di diventare.”
11 - “Le cose riescono meglio alle persone che traggono il meglio dal modo in cui le cose riescono.”
12 - “L’abilità può portarti al vertice, ma ci vuole carattere per rimanervi.”
13 - “Il talento è dato da Dio. Sii umile. La fama è data dall’uomo. Sii riconoscente. La presunzione è data da te stesso. Sii prudente.”
14 - “Disciplina te stesso e gli altri non dovranno farlo.”
domenica 21 maggio 2017
I MUSICANTI DI BREMA
C’era una volta un vecchio asino che aveva lavorato
sodo per tutta la vita. Ormai non era più capace di portare pesi e si stancava
facilmente, per questo il suo padrone aveva deciso di relegarlo in un angolo
della stalla ad aspettare la morte.
L’asino però non voleva trascorrere così gli ultimi anni della sua vita. Decise
di andarsene a Brema, dove sperava di poter vivere facendo il musicista.
Si era incamminato da poco quando incontrò un cane, magro e ansante.
"Come mai hai il fiatone?" gli chiese.
"Sono dovuto scappare in tutta fretta per salvare la pelle" gli
rispose il cane. "Il mio padrone voleva uccidermi, perché ora che sono
vecchio non gli servo più".
"Purtroppo è vero – continuò - non sono più capace di rincorrere la
selvaggina come una volta, e sono così debole che non spavento più nessuno. Ma
ora come farò a procurarmi da mangiare?"concluse depresso.
"Vieni a Brema con me" suggerì l’asino. "Laggiù faremo fortuna
con la musica: io suonerò il liuto e tu mi darai il ritmo con il tamburo"
Il cane accettò la proposta e s’incamminò con il nuovo amico.
Non avevano percorso molta strada che s’imbatterono in un gatto che miagolava
disperato.
"Cosa ti è successo per lamentarti in questa maniera?" gli chiese
l’asino.
"Sono vecchio e soffro d’artrite, per questo non sono più agile come una
volta e devo stare al caldo. Ma vedendomi riposare vicino al caminetto, ieri il
mio padrone si è infuriato, mi ha accusato di essere un fannullone, mi ha
rimproverato di non saper acciuffare nemmeno un topolino e mi ha cacciato da
casa. Senza pietà! Pensare che l’ho servito fedelmente per tutta la vita!… Ora
non so proprio dove andare, non so proprio come sbarcare il lunario!"
rispose singhiozzando il gatto.
"Allora vieni a fare il musicista con noi a Brema" gli dissero
insieme l’asino e il cane.
Il gatto non se lo fece ripetere due volte e pieno di speranza si unì a loro.
Passando davanti ad una fattoria, furono distratti da un gallo che schiamazzava
rincorso da una massaia.
"Mi vuole tirare il collo! Vuole me perché non ha un tacchino da cucinare
per il pranzo della domenica! Mi vuole tirare il collo!" urlava
terrorizzato.
I tre compari gli gridarono: "Vieni con noi! Con la tua bella voce
conquisteremo Brema!"
Non ebbero il tempo di aggiungere altro che, appollaiato sulla schiena
dell’asino, sentirono il gallo che li incitava:
"Corriamo, corriamo, prima che la padrona mi acchiappi!"
Una corsa disperata fin nel folto del bosco. Lì finalmente ripresero fiato!
Ormai si era fatto buio e, si sa, di notte non è prudente viaggiare. Dovevano
cercare qualcosa da mangiare e un posto per dormire almeno per quella notte.
Rifocillati e riposati, l’indomani sarebbero ripartiti per Brema.
Fu allora che sentirono dei rumori …
Nascosti tra i cespugli, si guardarono intorno … videro una casa: ecco da
dove arrivavano brusio, risate e… un profumo d’arrosto!
Erano così stanchi e così affamati!
Cercando di non fare rumore si avvicinarono alla casa e, con cautela, sempre
senza farsi scorgere, guardarono all’interno attraverso la finestra.
Non potevano credere ai loro occhi! In mezzo alla stanza c’era un tavolo colmo
di buone cose: un tacchino ripieno, mortadelle invitanti, formaggi di tutti i
tipi, pane d’ogni forma, torte stupende, frutta profumata,…
"Potremmo chiedere ospitalità…" non ebbero il tempo di aggiungere
altro, che i quattro amici videro avvicinarsi al tavolo quattro ceffi paurosi.
Dunque quello era il covo dei briganti!
Se quei tipacci li avessero visti, sarebbe stata la loro fine!
Si sa che la fame aguzza l’ingegno!
Nascosti tra i cespugli, studiarono un piano diabolico, che avrebbe spaventato
quei briganti, così da obbligarli a scappare dal loro covo e da lasciare tutto
quel ben di dio da mangiare a loro completa disposizione.
Nel buio e nella tranquillità della notte, interrotti solo dalla luce che
irradiava dall’interno della casa e dal vociare sguaiato dei briganti, si
avvicinarono alla finestra.
In silenzio perfetto l’asino appoggiò le zampe sul davanzale, il cane balzò sul
dorso dell’asino, il gatto si arrampicò fin sulla testa del cane e il gallo si
appollaiò sulle spalle del gatto.
Quindi ad un cenno dell’asino, diedero inizio al loro primo concerto:
… e fu tutto un ragliare, abbaiare, miagolare e schiamazzare.
Un inferno! Terrorizzati, i quattro briganti cercarono la salvezza fuori dalla
casa, ma all’uscita furono investiti da un essere che calciava, graffiava,
mordeva, beccava!
Un INFERNO! Scapparono per non tornare mai più in quel luogo maledetto!
I quattro amici non ci pensarono due volte: si precipitarono all’interno della
casa, senza esitare si sedettero intorno al tavolo… e …
credo che siano ancora lì che mangiano e ridono, che ridono e mangiano…
Lì era il Paradiso!
venerdì 12 maggio 2017
CASTELLUCCIO DI NORCIA a 360°
GIROSCOPIO A 360° DEL PIAN GRANDE DI CASTELLUCCIO DI NORCIA.... TORNEREMO A VEDERE QUESTO SPETTACOLO DELLA NATURA, A POTER RIASSAPORARE QUEI COLORI, QUEGLI ODORI, QUELLE SENSAZIONI UNICHE? TORNEREMO A GODERE DELLA MERAVIGLIA E DELL'INCANTO CHE SAPEVA DONARE A CHI LO GUARDAVA, ANCHE PER UN SOLO ATTIMO?
IO CI CONTO E SPERO CHE SIA IL PRIMA POSSIBILE, PERCHE' COME HO LETTO DA QUALCHE PARTE:
"Castelluccio c'era sempre, un po' come certe persone; un padre, una madre, un amico.... certe persone che non senti, ma sai che in qualsiasi momento le cerchi sono li per te senza fare domande. Sanno di cosa hai bisogno e ti aiutano senza chiedere niente in cambio".
domenica 7 maggio 2017
mercoledì 12 aprile 2017
ZONA ROSSA - VIAGGIO NELL'EPICENTRO DEL SISMA
Passano i giorni, ma le immagini restano e non solo in
qualche angolo remoto della memoria del personal computer e della macchina fotografica, bene impresse nei
miei ricordi e credo che lo rimarranno fino alla fine dei miei giorni. Pescara
del Tronto e Capodacqua, due frazioni di Arquata del Tronto, ossia quelle terre
profondamente martoriate dal grande terremoto del 2016 e che ancora oggi ogni
tanto fa sentire la sua lugubre voce. A inizio ottobre, ossia qualche settimana
prima delle scosse devastanti della fine di quel mese, mi era capitato,
rispettando una promessa che mi ero fatto, di andare a visitare Castelluccio di
Norcia, per me uno dei luoghi del cuore al quale sono affezionato e vedere la
devastazione di agosto, anche se poi il mostro di ottobre ha inghiottito quello
che era rimasto in piedi, rendendolo di fatto inaccessibile anche a chi ci vive
e chi ci lavora. Era inizio autunno e il cuore si stringeva perché l’inverno si
stava avvicinando…
Sei mesi dopo, con la primavera nascente, a corollario di un
corso di formazione per giornalisti, su informazione ed emergenze, al Monastero
di Valledacqua ad Acquasanta Terme, la visita guidata, caschetto di protezione
obbligatorio in testa e accompagnati dai Vigili del Fuoco, nostri angeli
custodi, nelle zone rosse di Pescara del Tronto e Capodacqua.
Pescara del Tronto, ai più rimasta impressa per quel gruppo
di auto rimaste sospese per mesi, in bilico, con attorno un paese devastato,
raso al suolo, in pratica cancellato dalla cartina geografica e Capodacqua,
frazione limitrofa dal medesimo, triste, doloroso destino.
Due frazioni fantasma, sembra di essere ad Aleppo piuttosto
che a Mosul, dove tutto o quasi è stato raso al suolo come da un bombardamento.
Pescara del Tronto, la “vecchia” Pescara del Tronto, quella ante terremoto,
frazione di Arquata del Tronto graziosa contrada appenninica, che sta tra i
viadotti della variante per Norcia e la nuova Salaria. Due file di case intorno
alla vecchia Salaria, la strada che collega Roma all’Adriatico, con la sua
caratteristica forma a mezzaluna, con alle spalle la cava e poi più sotto un
dedalo di sentieri e scale tra le case aggrappate sul costone che degrada a
valle e oggi ridotto a macerie, che hanno seppellito cinquanta vite umane. Gli unici
esseri viventi, Vigili del Fuoco e forze dell’ordine a parte, pronti ad
accoglierci sono stati due cani, due pastori maremmani, una volta dal bianco
mantello e un simpatico gatto nero, probabilmente di proprietà di un pastore
che in mezzo a quelle rovine, custodisce le sue pecore, unica fonte di
sostentamento. Alla ritrosia del pastore, forse impaurito dalla comitiva,
giunta a spezzare lo spettrale silenzio, faceva da contraltare la voglia di
coccole e carezze di queste piccole creature, com’erano abituati a riceverne
prima da parte dei loro amici umani, che oggi sono stati spostati da qualche
parte o peggio ancora forse non ci sono più. L’inferno di un paesino che si
popola soltanto d’estate, metà dei romani di ritorno, dove i tetti delle case
non ci sono più, implosi, spazzati via, crollati, diventando la tomba di
turisti, ragazzi, cancellando intere famiglie.
E in mezzo alla distesa di macerie i colori della primavera,
incuranti del contesto brillano, rendendo ancora più struggente quella visione
di distruzione e morte.
E sono i particolari che si colgono intorno a tante macerie,
che ti fanno interrogare, su cosa facessero, chi fossero, che vita conducessero
chi abitava in quelle case e quale sia stato il loro destino, domanda ahimè
senza una risposta rassicurante. Case aperte come una scatola di cartone che lascia
alla pubblica visione un letto di una camera e un bagno, quasi a violentare la
sacralità che quei luoghi hanno nel nostro vivere quotidiano… Valigie che
emergono dalle macerie pronte a essere disfatte o piene per essere a corredo di
qualche viaggio…
Accessori da cucina, anch’essa luogo simbolo dell’incedere
quotidiano, dove spesso le famiglie si ritrovano al termine della giornata
lavorativa, rimasti ordinatamente al loro posto all’interno di un mobile
travolto dalle macerie, racchiuse da due brandelli di muro, rimasti
miracolosamente ancora in piedi e simili a due fuscelli d’erba…
Un vasino da bambino, vicino a una tastiera di un PC, a un
cannocchiale per scrutare un futuro che forse per qualcuno non ci sarà mai più,
che vivranno solamente nei ricordi di coloro rimasti sulla terra, bagnate dalle
copiose lacrime di chi piange la loro scomparsa straziante.
Vedi il ferro del cemento armato delle case, aggrovigliato
come spago dalla forza bruta della natura e capisci quanto il mostro sotto
terra, in quella tremenda notte di fine agosto, abbia cercato di inghiottire
tutto.
A Capodacqua dall’uscio di una casa rimasto aperto, fa
capolino nell’ingresso un’icona votiva di una Madonna con bambino, quasi a
protezione di quell’immobile.
Queste parole, queste riflessioni a voce alta, vengono dal
mio cuore, da quel luogo, dove in ognuno di noi risiedono le nostre emozioni e
da dove deve partire la volontà di ricostruire, che possa contrastare lo
smarrimento e il senso d’impotenza, di sconfitta che si genera in noi di fronte
a queste immani tragedie e allo sterminato tappeto di morte e di macerie che
lasciano.
domenica 26 marzo 2017
PUBBLICARE NOTIZIE FALSE PUO' ESSERE CAUSA DI LICENZIAMENTO
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| (Le 5 W del giornalismo) |
E sarà licenziamento non solo per chi volontariamente pubblica “fake news” ma anche per chi lo fa in buona fede. Il giornalismo non ammette negligenza e ripubblicare una notizia sul proprio giornale senza le dovute verifiche può compromettere il vincolo fiduciario tra il datore di lavoro e il professionista. È il caso del giornalista condannato che per la corte “aveva più volte violato l’obbligo fondamentale del mestiere di accertarsi della verità dei fatti” arrivando così a creare “una giusta causa di recesso”.
La Cassazione afferma che il compimento delle verifiche necessarie a fornire riscontro alle notizie pubblicate e l'accertamento della verità, rappresenta uno dei doveri fondamentali cui il giornalista è tenuto nello svolgimento della sua professione.
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