venerdì 1 giugno 2018

RACCONTARE LO SPORT - Grenoble-Les deux Alpes - Dove lo sport incontrò la leggenda



Grenoble-Les deux Alpes - Dove lo sport incontrò la leggenda
Raccontare lo sport a volte è poesia, epos, pathos. Si deve trasmettere emozioni, anche attraverso elementi drammaturgici, creare interazione tra scrittore o narratore e lettore o colui che sta davanti uno schermo televisivo o attaccato alla radiolina o oggigiorno al device tecnologico. Tramutare la cronaca dell'avvenimento sportiva in retorica dello stesso, offrendolo all'immaginario collettivo del lettore. E il grande ed indimenticabile Adriano De Zan , questo lo sapeva fare a meraviglia. (s.b.)

lunedì 30 aprile 2018

UNA STRANA ESTATE....


Chi di noi, lo scorso 13 novembre, nei minuti immediatamente successivi all'eliminazione dell'Italia dai mondiali di calcio di Russia 2018, ha esclamato tra se e se: "e questa estate cosa farò?".
I giorni sul calendario scorrono velocemente e così i mesi, l’inverno sembra solo un ricordo e il caldo anomalo di questo fine aprile, ci lancia verso l’estate. Ma quella 2018, sarà un’estate “anomala”, no non parlo dal punto di vista delle temperature, anche se il calendario delle cipolle prevede caldo, ma dal punto di vista calcistico, sarà sicuramente per noi italiani un’estate quanto meno diversa, visto che ai mondiali di Russia, come detto non sarà presente la nazionale Italiana. E per noi tifosi di calcio che quando gioca la Nazionale ci ritroviamo uniti, gonfiando il petto orgogliosamente quando sentiamo suonare l’inno di Mameli, il mondiale di calcio era un appuntamento ormai rituale ogni quattro anni, intorno al quale costruivamo la nostra estate. La nazionale fuori dal mondiale di calcio per noi italiani è come se dovessimo rinunciare alla pastasciutta a pranzo, oppure il giorno di pasquetta non facessimo la gita fuori porta  o Pasqua senza l’uovo di cioccolata…. 
Che dire? Una tragedia, compiutasi in un giorno di metà novembre, era il 13 e non sicuramente per buona ricordanza come dicevano i nostri avi. In un attimo prendevamo consapevolezza che in questa circostanza a scendere in campo non era stata la storia o il blasone e la Svezia (modesta) ci aveva beffato all’ultimo miglio… Il nostro spirito italico del “tanto ce la caviamo”, questa volta non aveva funzionato e dopo tanti anni (sessanta per la precisione) l’Italia era fuori dal mondiale, noi che ci siamo sempre ritenuti la patria del pallone. Sarà il mondiale degli altri, noi ce lo vedremo comodamente in tv su Canale 5. Per me e la mia generazione, ma anche per altre, troppe “notti magiche” abbiamo vissuto a cominciare da quando si era piccoli con le immagini di Messico ’70, poi con l’epoca di fine anni ’70 e inizio anni ’80, con il fantastico titolo a Spagna 1982, fino al recente (si fa per dire, sono passati comunque dodici anni) trionfo in Germania nel 2006.
Certamente il calcio italiano, sta vivendo un periodo di decadimento come dimostrano le figure non proprio edificanti patite dalla Nazionale, nelle due ultime competizioni iridate in Sudafrica e in Brasile, uscita appena al primo turno, ma anche le fatiche fatte con nazionali "minori" patite nelle ultime qualificazioni, che una volta avremmo fatto a fette. 
Forse è il caso di dirlo, il calcio italiano ha perso di vista il pallone. La nazionale è lo specchio del movimento £pallonaro" italiano, e non solo sportivo. Sui campi, così come in altri campi, come ad esempio la politica, manca il talento delle nuove generazioni, frutto di un percorso che si costruisce in anni e anni, grazie anche all’organizzazione. Si guardi alla Spagna, che da quando si è data un’organizzata ha saputo rendere vincente lo smisurato talento dei suoi giocatori, ma ultimamente anche il Belgio e la Svizzera si sono affacciati alla finestra del calcio che conta. 
I giovani nostrani faticano sempre di più a trovare spazio nelle squadre infarcite di stranieri, alcuni dei quali non valgono che un piede dei nostri talenti, e gli allenatori sono timorosi di schierarli, in quanto, il calcio è diventato affari, merchandising e quello che conta è solo vincere. Ma se i giovani di talento non sono mai messi alla prova, difficilmente potranno crescere, anche nella personalità e nella leadership. Però forse, dovremmo imparare qualcosa dalla vicina Svizzera. Infatti, i rossocrociati eredi di Guglielmo Tell, ai mondiali di Svizzera ci andranno. Nello spareggio decisivo su quattordici giocatori schierati, nove erano stranieri (anche l’allenatore lo è), delle nazionalità più disparate, Nigeria, Macedonia, Cile, Kosovo, Congo, Camerun. E non dimentichiamo che la Svizzera (e noi italiani qualcosa ne dovremmo sapere) è uno dei paesi storicamente più ostili all’immigrazione come dimostrano i ripetuti referendum a sfondo xenofobo, due dei quali negli anni ’60 e ’70 contro gli immigrati italiani. Ma la stessa Francia, la Germania, l’Inghilterra e l’Olanda di qualche anno fa hanno costruito le loro fortune su giocatori le cui origini non erano propriamente autoctone. Dunque visti i precedenti mondiali, in Russia se non altro non andremo a fare altre brutte figure. Si riuscirà a trasformare questa ennesima debacle del calcio azzurro, in occasione di riscatto? Certamente la fiammella di questa speranza è ancora flebile. Ma forse il bello del calcio e dello sport in genere, che è metafora della vita è che comunque c'è sempre una nuova partita per rialzarsi e tornare a vincere. Perché, non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi sempre....

IL TERREMOTO VIEN DI NOTTE …



Il terremoto vien di notte con ….
Ehm no, quella è un’altra storia, unico fattore comune la notte, o quasi, o meglio, quasi sempre ….
Chissà perché, eccezion fatta per quella mattina del 30 ottobre 2016, il terremoto viene quando siamo più vulnerabili e indifesi, perché incoscienti e sospesi, violentando la nostra intimità e generando un impatto emotivo molto forte, anche perché è diversa la percezione degli eventi notturni. L’ennesima scossa, dopo quella del 4 aprile alle quattro e diciannove di magnitudo 4,0, quella dello scorso 5 aprile alle cinque e undici di mattina, la spallata dello scossone, con una magnitudo di 4,6 Richter, oltre a svegliarmi e spaventarmi con il suo boato, mi aveva fatto capire, anche se non ce ne era bisogno, che un nemico così può colpire quando e come vuole. Continua l’incubo del quale a ora si conosce solo la data d’inizio, la terra trema senza sosta da quel maledetto giorno di fine estate del 2016, era il 24 agosto.
“Ci sta la notte crucca e assassina” cantava De Gregori, ed anche stavolta nel silenzio della notte, inquietante, sinistra, con la precisione cattiva e taciturna dell’imponderabile, la terra aveva digrignato i denti, ruggendo senza pietà dal basso, quasi a voler far sentire il suo grido di dolore o chissà cos’altro… Difficile mantenere la calma, anche se poi a paralizzarti è la paura, e ogni volta pensi “ ecco stavolta la terra ci inghiotte è tutto finito…”. Quando finirà questo trauma, che ormai dura circa venti mesi da quel 24 agosto e diciotto dalle scosse del 26 e 30 ottobre, uno sciame di quasi 90.000 scosse.
Nessuno lo sa e nessuno lo può prevedere, non c'è nessun orologio geologico e nessuna ragione scientifica per cui un terremoto dovrebbe avvenire ad un’ora piuttosto che un’altra. E sicuramente, fino a quanto fino ad ora studiato, la temperatura o l'alternanza del giorno e della notte, sembrerebbero non influenzare quanto succede a chilometri e chilometri sotto i nostri piedi, anche se poi a ben vedere, associare il terremoto alla notte è scontato, visto che quasi tutti quelli più violenti in Italia, sono accaduti o di notte o nel buio, amplificando la nostra paura profonda dell'ignoto. E’ vero il terremoto è vita, sempre ci saranno, però veramente, bastava il pensiero….


lunedì 2 aprile 2018

ITALIANS - GENTE COME NOI

Oggigiorno le tute blu, i cipputi italiani, sono diversi anni luce da quelli degli anni settanta, ottanta, frutto anche della scolarizzazione e dell'avvento delle nuove tecnologie. Un vero e proprio mutamento culturale. Alle otto ore in fabbrica, si alternano passioni, interessi come quelli di Gianluca Tomassoli per la musica, raccontata in questo breve articolo apparso nel primo numero de: "La Voce di Melano", houseorgan dello stabilimento della Whirlpool  Emea e dedicato al nostro collega Leonello Spadoni, prematuramente scomparso a gennaio.

di Stefano Balestra

Italiani popolo di santi, navigatori e….musicisti… E anche sotto la tuta blu (anche se oggi non s’indossa più) di Gianluca Tomassoli, “il maestro”, batte la vivacità artistica e musicale. Gianluca alla sua carriera lavorativa incominciata in Merloni, nel lontano 1994, ha alternato parallelamente quella dell’arte della musica. Una storia musicale nata fin da quando era bambino, infatti, all'età di otto anni iniziò a prendere lezioni di pianoforte in una scuola privata. Gli studi continuarono per diversi anni, fino a che all'età di quindici anni si diplomò in Solfeggio e Teoria della musica al Conservatorio "Morlacchi" di Perugia, tanto da essere il più giovane partecipante agli esami. Negli anni seguenti si dilettò a suonare in diversi gruppi rock, ma il bello doveva ancora venire. Dopo alcuni  anni d’inattività nel 2013 comincia il periodo di maggiore soddisfazione musicale. “Il chitarrista Giuseppe Pierotti, mi chiese di sviluppare una composizione musicale ispirata a Gubbio. Essa doveva servire per accompagnare degli scatti fotografici dall'alba al tramonto della nostra città e fu intitolata Ikuvium Essence”. Questo video fu pubblicato su Youtube, e dato il consenso ricevuto, piacevolmente motivato – il nostro Gianluca - riprese l'attività musicale. Nel 2015, nacque una band chiamata Tompiergam, dove Gianluca suona le tastiere e il basso. L'idea vincente è stata quella di realizzare dei video, dieci in tutto, girati in location affascinanti e a tema, pubblicati poi su Youtube. Abbiamo ricevuto anche degli inviti a suonare in locali e rassegne, non solo nel nostro territorio. E anche se la parte più importante per i musicisti di oggi è, essere presenti su Youtube o sui social, con video interessanti, la band non disdegna anche le performance dal vivo. In tanti anni di lavoro, un’esperienza che ricordo con piacere è quando, durante l’integrazione Albacina- Melano , l’azienda mi ha dato la possibilità di fare il “tutor”, ossia aiutare i colleghi ad imparare il nuovo lavoro. Un’esperienza che mi ha molto arricchito interiormente, facendomi conoscere da e tante persone. Musica… per la mia anima ed il mio essere quotidiano.


venerdì 30 marzo 2018

SUL FILO DELLA MEMORIA...

Questo è l'articolo scritto su "La voce di Melano", houseorgan del sito Whirlpool, giunto al suo primo numero, dedicato alla memoria di Leonello Spadoni, prematuramente scomparso a gennaio, per omaggiare Francesco Biocco, che oltre ad essere un collega, è soprattutto un amico, che recentemente è andato in pensione.

di STEFANO BALESTRA
Dicono che la macchina del tempo sia roba da fantascienza, eppure c’è chi l’ha sperimentata veramente… Stiamo parlando di Francesco Biocco, che ha vissuto tutta l’epopea merloniana e oggi Whirlpool, dalla fabbrica “pane e salame” degli anni ’70 a quella 4.0 di oggi, la “model factory”, lanciata verso il futuro. Francesco ha fatto tutta la trafila lavorativa, da operaio alla lana di vetro a capo turno oggi. Se lo ricorda bene il suo primo giorno lavorativo, eccome, era il 6 febbraio 1978, “dovetti essere accompagnato da mio padre perché minorenne e al principio non furono giorni del tutto felici…” “A diciassette anni –ricorda Francesco- per venire a lavorare, da Colle di Campodonico a Melano, dovevo prendere due autobus e farmi accompagnare con la macchina da mio zio, non era facile abituarsi e accettare la fabbrica e pensavo, ma chi resiste qua dentro? Poi invece…” Ha vissuto sulla propria pelle tutte le fasi dello stabilimento, quelle brutte e quelle belle, e le ricorda con lucida memoria e le racconta come un fiume in piena, dalla Melano che si stava espandendo degli anni ’70, alla crisi del 1985 e la paura di perdere il lavoro, la nuova fase esaltante con la crescita, la visita a Melano di due giganti dei nostri tempi, Sandro Pertini prima e Giovanni Paolo II poi, che aveva accolto qualche anno prima i lavoratori Merloni in un’udienza a loro dedicata. Ma come dimenticare l’incendio che “annerì” tutta la fabbrica nel 1991, ma poi rimessa a posto in tempi record, perché come ricorda Francesco: “tutti ci siamo tirati su le maniche per il nostro bene”.
“Ma quando furono portati via i frigoriferi nel 2006, pensai – dice Francesco- questa volta è finita veramente, così come anche nel 2013, ma poi la voglia di fare ci ha fatto vincere tutte queste sfide”. E oggi siamo qui, con l’apoteosi del 2017, quando Francesco, era il 14 febbraio, fu chiamato a tagliare il nastro dell’ideale varo di Melano e i colleghi lo acclamarono, con un coro in stile calcistico, al punto tale da spingere la presidente Esther Berrozpe a chiedergli il perché di tanta “venerazione”. “Sono quaranta anni che lavoro qui – rispose Francesco alla presidente- incredula di tanta longevità lavorativa e dell’aspetto giovanile del suo interlocutore”. “Sono stato orgoglioso e onorato di aver potuto rappresentare tutti i lavoratori di oggi, ma idealmente anche quelli che ho incontrato in tutti questi anni e che mi hanno dato ognuno qualcosa, a cominciare da quelli che quaranta anni fa mi accolsero come un figlio e mi aiutarono a crescere – dice Francesco-, mi sono sempre trovato bene con tutti. Il rapporto umano, quando uscirò, mi mancherà, ho sempre ascoltato tutti e cercato di risolvere i problemi di tutti, ecco perché la gente mi vuole bene, - c’è da credergli e lo confermo perché lo conosco da oltre trenta anni e non pecca di presunzione”. “ Non finirò mai di ringraziare l’azienda che mi ha permesso di realizzarmi come uomo, mettere su famiglia, anche mia moglie ha lavorato con noi, comprare casa, far studiare mia figlia all’università”.
A vedere la serenità con cui Francesco dice queste cose, ti colpisce, ma lui è fatto così, mite, semplice e schietto.
Ma per tutte le cose, anche le più belle, c’è un inizio e una fine, e quando te ne andrai per goderti la tua meritata pensione ci mancherai, ne puoi stare sicuro…. Parola di amico…

sabato 3 marzo 2018

DOMANI AL VOTO TRA PROMESSE MIRABOLANTI E FAKE NEWS


Vabbè la campagna elettorale che si sta per finire, è stata la peggiore o una delle peggiori degli ultimi decenni, dove le forze politiche, sono passate da un iniziale “aboliamo tutto” a un successivo “promettiamo tutto”, all’insegna di chi la spara più grossa, pur di portare a se il maggior numero di consensi. Tanti venditori di fumo e piazzisti elettorali hanno accompagnato queste settimane pre-elettorali. Nel paese di acchiappa citrulli, in parte tutti gioco forza si sono trasformati in generatori automatici di mirabolanti promesse. Un mercato della propaganda destinato a essere dopato e tutti alla ricerca del colpo a effetto, a forza di slogan, per strabiliare l’elettorato, perdendo il senso della realtà e superando anche il confine dell’affidabilità, con ricette il cui effetto, sarebbe quello di pesare sul futuro del nostro paese per i prossimi decenni e sicuramente non in maniera positiva. La verità, come optional in questo mare magnum di fandonie a volte demagogiche, nell’orgia di parole che i candidati hanno profuso a go go nelle ore e ore di talk show televisivi, trascorse il più delle volte ad attaccare e delegittimare l’avversario politico, piuttosto che a spiegare i punti del proprio programma. Ma siamo sicuri che tutto ciò non sia esattamente quello che ci meritiamo? A mio modesto avviso, guardando la campagna elettorale “parallela” condotta su social media e network da “aficionados” di diverse frange politiche, parrebbe proprio di sì. Pochi, pochissimi hanno sostenuto le tesi della propria fazione politica (forse perché non ci credono neanche loro?), preferendo altre strade. Quali? Quelle dell’odio, della delegittimazione dell’avversario a colpi di fake news, alcune delle quali talmente irrealistiche e false, quasi quanto quelle propinate dai leader di riferimento. Questo deserto culturale, ha fatto si che le nostre bacheche dei social, siano state tempestate pressoché quotidianamente da questi odiatori con bufale artatamente create per creare odio nell’avversario politico. Quindi “indignatevi, questa è la sorella o il fratello di….” oppure “gli immigrati prima di…”, o quella, di qualche anno fa del senatore Cirienga (che neanche esiste!). ecc… sono stati condivisi, reetwati in maniera virale senza neanche verificarne l’autenticità o la veridicità, con somma indignazione degli internauti. Oppure vergogna prima gli immigrati e poi gli italiani, nessuno parla dei terremotati… Ogni argomento, dal più serio al più leggero e diverso, utilizzato per creare denigrazione e discredito. Ma d’altronde anche secondo alcuni studi, noi italiani siamo un popolo che non legge, non sa, non ascolta attentamente telegiornali e radio, non s’informa e orecchiando qua e la, si costruisce le proprie ferree opinioni sulla bolla di sapone del sentito dire. Con il risultato che la realtà vera è quella percepita, magari dal barbiere, al bar o dagli ospiti degli affollatissimi talk show televisivi. Siamo dei creduloni onniscienti, che nella civiltà dell’informazione a 360° sappiamo sempre di più, ma capiamo sempre di meno. Ma domani sarà l’ora ics, quella della verità forse, a patto di non dover rispolverare il motto: “si stava meglio quando si stava peggio”… Buone elezioni a tutti…

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