mercoledì 27 luglio 2022

TENNIS - SUCCESSO PER LA TERZA EDIZIONE DEL TORNEO DEL BORGO


Si è svolta dal 4 al 21 luglio presso i campi del tennis borgo Fabriano la terza edizione del torneo cittadino di tennis. La manifestazione prevedeva due tabelloni riservati al singolare maschile e l'altro al doppio misto. Nel torneo di singolare maschile ha prevalere tra i 48 iscritti è stato Lorenzo Carnevali che dopo aver regolato in semifinale, Sergio Federici batteva in finale Andrea Bonucci che aveva battuto in semifinale il giovane Francesco Rivosecchi per 6/7 - 6/3- 10/5 (tie break). Il vincitore scrive il proprio nome nell'albo d'oro della manifestazione dopo di quello di Gabriele Pegolo che aveva primeggiato nel 2020 e quello di Giacomo Grossi che aveva vinto nel 2021. Invece sono state otto le coppie che si sono date battaglia nel tabellone del doppio misto a prevalere è stata la coppia Patrizia Manieri e Valerio Cristofanelli che hanno battuto in finale con il punteggio di 6/3 6/3 Alessandra Longo e Andrea Rivosecchi. I vincitori aggiungono i loro nomi nell'albo d'oro che aveva visto prevalere nel 2020 la coppia formata da Barbara Piersigilli e Gianni Regno e nel 2021 la coppia formata da Cristina Guerci e Piergiorgio Castelli. Il presidente factotum del circolo del Borgo, Gabriele Cesari ringrazia l'assicurazione Cattolica di Giulio Bennani per i trofei riservati ai vincitori e un grazie particolare vanno come sempre a tutti i partecipanti e al pubblico sempre appassionato e numeroso durante tutta la manifestazione. Un circolo attivo che vedrà continuare il centro estivo di tennis e a fine settembre riprenderanno i consueti corsi di tennis per bambini e adulti, che dureranno per tutto il periodo invernale e che negli scorsi anni hanno fatto registrare un notevole successo di adesioni.

STEFANO BALESTRA


domenica 3 luglio 2022

UN CALEIDOSCOPIO DI EMOZIONI

 Quando passione e lavoro possono fondersi per la valorizzazione dell’ambiente e della fauna delle nostre zone.

testo di STEFANO BALESTRA

Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore come diceva il grande fotografo Henri Cartier - Bresson. E per chi come il sottoscritto che vi scrive queste righe, piace fare le fotografie, ma piacciono anche la natura e gli animali, certe immagini sono come una medicina per l'anima. Quando poi vedi un giovane appassionato  di natura, ambiente, che attraverso l’amore per la fotografia racconta l’essenza della vita, condivide il bello del mondo, lo è ancora di più. E quando sui social vedi le foto di Jonathan Giovannini, rimani a bocca aperta, perché attraverso quegli scatti cerchi di capire quello che il mondo ci sussurra.

 


Chi è Jonathan?

Jonathan, viene da Sassoferrato, ma nasce a Fabriano il 16 marzo 1994 e ha seguito un percorso di studi che è poco inerente al lavoro che sto facendo, infatti sono ingegnere informatico e lavoro come fornitore esterno per un'importante azienda della Vallesina e riesco comunque a tirare avanti entrambi le attività in parallelo. L’amore per la fotografia da passione sta diventando mano a mano una parte della mia vita professionale. Continuo a studiare, a migliorare le tecniche, a sperimentare l’uso di luci, ombre e tempi diversi.


 

Come nasce la passione per la fotografia?

La passione per la fotografia, in realtà è una conseguenza in quanto a me è sempre piaciuto stare in montagna, a contatto con gli animali. Sei, sette anni fa, ho conosciuto un gruppo di fotografi, tutti i paesaggisti e abbiamo creato un'associazione no profit Italiana grazie alla quale condividiamo parecchi momenti. Poi dalla paesaggistica sono passato agli animali, poiché è molto emozionante quando ti ritrovi faccia a faccia oltre al paesaggio, anche con la natura viva, con l'animale selvatico. Questa passione è diventata improvvisamente un bisogno e ora sono dipendente da questo tipo di esperienze.

 

Come si fa a fotografare un animale che sia una piccola volpe, un grande orso?

In realtà in ogni foto c'è uno studio dell'ambiente e dell'animale fatto in precedenza, monitoraggio con il binocolo per capire come si comporta durante le varie fasi della giornata, delle sue abitudini. La cosa più importante è il vento, devi metterti sopravento, non facendo captare il tuo odore e non farti scoprire, fingendo quasi di non esserci.


Tra le tante immagini qual è la preferita?

La mia preferita è quella del muflone fatta sul Monte Catria dove c'è una colonia. L'ho scattata l'anno scorso dopo 6-7 giorni di appostamento,  in quell'angolo di montagna correva verso di me in mezzo alla neve, non si era accorto che ci fossi io. Bellissime foto anche perché aveva le corna innevate. Poi appena mi ha visto se n'è andato per la sua strada.


 

Hai mai avuto paura?

Ero in Abruzzo, e mi sono ritrovato quasi  faccia a faccia con un branco di cinghiali che aveva i cuccioli, erano una quarantina, sembravano formiche quanti erano. Quando hanno captato la mia presenza, le madri hanno fatto un finto attacco probabilmente, sono corse verso di me, ma fatalità ha voluto che il terreno fosse bagnato perché aveva piovuto, il cinghiale scivolava e ha cambiato percorso evitandomi.

 

La fotografia, un hobby, una passione, un lavoro, ma ha anche un costo?

Sicuramente l'investimento iniziale è sostanzioso sia per la macchina sia per l'obiettivo ma poi con andare il tempo si riesce ad ammortizzarlo. Nei mesi estivi dello scorso anno dopo la riapertura c'è stata tanta affluenza ai nostri eventi, ai nostri workshop, le persone avevano voglia di vivere e di uscire e stare in contatto con la natura.

 

 

Quali sono gli scenari preferiti?

In zona i Sibillini sono i più belli, per me è una specie di palestra, sono vicini a casa e dai degli scenari fantastici. In Italia a livello di animali penso che l'Abruzzo sia lo scenario migliore. All'estero, anche se il covid ha frenato un po' tutto, la Slovenia è bella per gli orsi, la Spagna per le aquile.


 

 

Tu che sei un osservatore privilegiato come vedi lo stato della nostra natura?

Nelle nostre zone il patrimonio naturalistico, è ancora messo bene, di fauna ce n’è molta, non sembra ma siamo circondati da tanti animali. L'unica cosa che mi dà fastidio e mi dispiace è vedere i rifiuti gettati così a caso una cosa che odio e non capisco, veramente insopportabile.


 

Come si concilia il tuo lavoro con la fotografia?

Non è sempre semplice, lavoro come ingegnere come sviluppo software per clienti importanti con determinate esigenze di tempistiche. Marzo e Aprile in cui la natura è ferma in cui a livello naturale non c'è grande movimento per cui posso lavorare tranquillamente mentre settembre-ottobre ad esempio la stagione più propizia, con gli orsi  che stanno per andare in letargo, oppure la stagione degli amori dei cervi e dei daini. La macchina fotografica è parte di me, è una terza mano, un terzo occhio.

 

Ci sono persone interessate alla natura?

Direi che è un'attività in forte crescita ultimamente con tante persone che si appassionano alla fotografia.

 

I nostri tempi sono governati dai like, dai follower e tu hai tantissimi seguaci su Instagram, Facebook eTik Tok.

I social se da un lato sono un male, dall'altro per noi che ci lavoriamo sono importantissimi perché ci permettono di trovare e mantenere i contatti con i clienti che ci contattano per il workshop o quant'altro, tramite Facebook e Instagram ma anche di trovare sponsor. Nel caso dell'auto con cui mi muovo nella natura una  Panda 4 x 4 che era di mio nonno, ed ora è diventata la mia icona, un'azienda importante d’illuminazione oltre a fornirmi tutto l'impianto per l’auto, mi ha chiesto di lavorare per loro, una cosa impensabile una volta. I social, sono un grande biglietto da visita se si usano con l'intelligenza giusta. Ma anche ad esempio mi è capitato durante il periodo finale del Covid dello scorso inverno di organizzare un lavoro in collaborazione con il parco nazionale dei Sibillini. Tante persone ci scrivevano che erano contenti e ci chiedevano di pubblicare le foto su Instagram, in quanto pur essendo chiusi in casa, grazie a quegli scatti riuscivano a immedesimarsi con l'ambiente come se fossero direttamente lì con noi. Anche perché le fotografie sono in mezzo per rendere partecipi gli altri della gioia che proviamo nel vedere un qualcosa di speciale.

I social sono una vetrina sulla natura e sono felici di vedere ciò che vedi con i tuoi occhi, raccontando sentimenti ed emozioni senza usare le parole, anche se poi non solo si racconta cosa si vede, ma anche un po’ se stessi.


 

A volte una foto racconta più di 1000 parole. Quanto conta il cuore quando fai le foto?

A volte si vede l'animale con distacco, bisogna essere innamorati. La fotografia è il risultato finale di tutto il lavoro che c'è intorno, della passione di ricerca, in studio, di uscite a vuoto prima di fare una foto. Il mio obiettivo è permettere alle persone di unirsi alle mie avventure e ai miei sentimenti attraverso le mie immagini. La cosa più importante per me è andare nella natura, in qualsiasi periodo e con ogni condizione atmosferica, anche di notte, per creare la mia personale interpretazione di ciò che vedo.


 

Quale è l’animale preferito da fotografare?

Il lupo è notevolmente il mio preferito e non ti stanchi mai di fotografarlo, anche se a volte ci vuole tantissimo tempo e tantissimi appostamenti. Un animale affascinante, fantastico, molto intelligente, uno dei più intelligenti tra gli animali sicuramente. Una sfida continua con loro e se riesci a fotografare senza farti beccare da loro, perché percepiscono la presenza umana a forte distanza, è bellissimo soprattutto vederli giocare anche con i loro cuccioli.

 

Per cui se il lupo lo conosci si ha una visione differente da quella di chi pensa che sia solo quello cattivo della favola di cappuccetto Rosso?

Non esiste il lupo cattivo, se parliamo di quello italico è uno stereotipo, ha molta paura dell'uomo è difficilissimo da avvicinare e che si avvicini,  l'uomo non deve temere il lupo, e non dimentichiamo che è importantissimo per l’ecosistema e la catena alimentare.


 

Quali saranno i prossimi impegni?

In Toscana un evento dedicato alla paesaggistica a maggio, e negli ultimi due anni a causa del covid e non sono riuscito a organizzare. Speriamo di farcela quest'anno, con la speranza magari il prossimo anno di farla anche naturalistica con gli animali, sperando di portare anche appassionati stranieri.

 

Quindi in bocca al lupo?.

"Viva il lupo, sempre... altrimenti io non esisterei... "

 

FABRIANO - III EDIZIONE DEL TORNEO CITTADINO DI TENNIS

Si svolgerà dal 4 al 21 luglio prossimi, presso i campi del tennis Borgo Fabriano il torneo cittadino di tennis giunto alla sua terza edizione. Due i tabelloni in programma come consuetudine, uno riservato al singolare maschile che vedrà 48 contendenti sfidarsi e l'altro al doppio misto dove le coppie pronte a darsi battaglia, saranno 16. La manifestazione organizzata dalla ASD tennis borgo Fabriano, del presidente factotum Gabriele Cesari cerca di far rivivere i fasti del torneo di Santa Maria Maddalena, una volta un must per tutti gli appassionati di tennis fabrianesi. Su due campi del circolo uno in cemento ed uno in erba sintetica si sfideranno fino all’ultimo punto i contendenti, che cercheranno di succedere nell'albo d'oro della manifestazione che ha visto primeggiare nella prima edizione del 2020 Gabriele Pegolo nel singolare maschile e Gianni Regno e Barbara Piersigilli nel doppio misto. Nel 2021 invece  il singolare maschile ha visto prevalere Giacomo Grossi mentre invece per quello che riguarda il doppio misto a primeggiare era stata la coppia formata da Piergiorgio Castelli e Cristina Guerci. Ma il circolo borghigiano è molto attivo in questa calda estate, anche con il centro estivo di tennis che richiama così come gli altri anni numerosi bambini, con lezioni di tennis e tante altre attività.

STEFANO BALESTRA

venerdì 8 aprile 2022

RACCOLTA DI AIUTI DEI LAVORATORI DELL’ARISTON GROUP DI GENGA A FAVORE DELLE POPOLAZIONI UCRAINE

testo raccolto da STEFANO BALESTRA

Prosegue incessante da parte di tanti la corsa al sostegno delle popolazioni dell’Ucraina colpite dall’orrore bellico della guerra, sia nelle città bombardate sia come profughi in fuga. Anche in quest’occasione è stato grande il cuore dei lavoratori e delle lavoratrici dell’Ariston Group di Genga con un contributo fattivo. Una mano tesa alla popolazione, con la raccolta fondi promossa dalle RSU dello stabilimento Filippo Siciliano, Vincenzo Capitanelli, Paolo Orazi, con il supporto dell'azienda, nelle persone del direttore dello stabilimento l'ingegner Giacomo Donati, della responsabile delle risorse umane, Valentina Secchi, che ha raccolto in pochi giorni 883 euro ai quali si sono aggiunti altri 1000 euro, donati dalla famiglia Merloni, per un totale quindi di 1883 euro. Con i proventi raccolti sono stati acquistati generi di prima necessità come latte pasta riso alimenti in scatola e altre cose e donati direttamente alla Croce Azzurra di Fabriano. Un ringraziamento da tutte le lavoratrici e ai lavoratori che hanno aderito numerosi all'iniziativa, perché questo piccolo gesto concreto di solidarietà, è denso di significato, giacché significa letteralmente donare una parte di se a qualcuno che sta soffrendo che ne ha un reale e urgente bisogno subito.





 

giovedì 4 novembre 2021

FAVRIANOPOLI – LA CITTA’ DELLA CARTA -- GIOCANDO ALL’INSEGNA DELLA SOLIDARIETA’

 “Me ne stavo in casa, e durante le lunghe giornate del primo lockdown del 2020 passavo parecchio tempo su internet e sui social e navigando su Facebook, m’imbattei in un gruppo dedicato al turismo, perché io ne sono appassionato, e vidi un post che mi attirò e riguardava la possibilità di creare una versione del Monopoly dedicata alla città di Bergamo, che tanto stava pagando in termini di vittime a causa del covid, per favorirne il rilancio. Fu così che mi chiesi se mai se ne potesse realizzare una versione dedicata a Fabriano”. A raccontare è Nicola Piersimoni, studente dell’Università di Macerata presso la facoltà beni culturali e scienze del turismo.
24enne, fabrianese che da lì si mise in gioco, armato da senso di appartenenza e un pizzico di coraggio, e l’entusiasmo di chi è giovane e ci crede, per ideare, progettare e realizzare una versione dedicata alla città di Fabriano, anzi di “Favriano”, secondo i crismi del dialetto fabrianese, che potesse permettere, in maniera simpatica e caratteristica, la valorizzazione delle tradizioni, del territorio della città della carta e magari dare un aiuto concreto a che ne avesse bisogno. Primo personaggio sulla strada di

Nicola, verso la realizzazione del suo sogno, fu Federico Castagna, responsabile territoriale della Confartigianato Fabriano, che oltre a fornirgli un aiuto concreto per prendere contatto con le attività commerciali e per sbrigare la parte burocratica, lo indirizzò verso Sabrina Riccitelli di Marley, secondo personaggio importante per Nicola, che gli fornirà un aiuto fondamentale per la parte grafica del gioco, esperta nel settore, poiché aveva in precedenza partecipato alla realizzazione di un altro gioco da tavolo, il Baro. “Favrianopoli – La città della carta” il nome del gioco che prende spunto dal gioco da tavolo per eccellenza, più famoso del mondo il Monopoly, la cui versione è adattata sia alla Fabriano storica del passato, ma anche a quella attuale e pur rimanendo simile, tutti gli elementi andavano convertiti in base all’ambientazione fabrianese.

Ci sono quattro caselle del pannello di gioco su cui spicca una piantina geografica della Fabriano d’altri tempi, che sono intoccabili: “In prigione”, “Parcheggio gratuito”, in questo caso il Parcheggione tanto caro ai fabrianesi e il “Via”.


Gli “imprevisti” e le “probabilità” si sono trasformati in "cose velle" e "cose vrutte", con carte apposite che dovranno essere pescate dai due mazzi e che suggeriranno un’azione da compiere. Questa potrà essere positiva o negativa, dipende dalla fortuna. E' stato convertito tutto, mantenendo però gli effetti delle carte e le banconote sono diventati "quattrini" e con questo conio si possono acquistare poi le attività alcune storiche del fabrianese, che hanno deciso di dare un contributo e che compaiono nel tabellone di gioco con la data della loro creazione. Il tutto per vincere la partita conquistando almeno due caselle per lato, ognuno con i colori delle quattro porte di Fabriano, Cervara, Borgo, Pisana e Piano e diventare Mastro Marino. I segnalini dei concorrenti (da due a 6) da otto anni in su, sono simpaticamente rappresentati dall'incudine del fabbro, emblema di Fabriano. Le istruzioni del gioco sono scritte ovviamente su carta filigranata realizzata per l’occasione dal Maestro Sandro Tiberi, e sulla quale il Maestro Teseo Tesei, in vernacolo fabrianese racconta le regole del gioco.


Quando si è in compagnia e, magari, si preferisce stare tutti insieme piuttosto che ognuno sul proprio smartphone, è bello poter passare il tempo facendo qualcosa di divertente. Magari come le festività natalizie, per le quali Favrianopoli, potrebbe rappresentare anche l’occasione per fare un regalo simpatico e utile per la comunità, poiché l’intero ricavato derivato dalle donazioni e dalle vendite della scatola sarà devoluto all’Associazione Oncologica Fabrianese. E chissà che in futuro se ne possano realizzare altre versioni. Il gioco sarà commercializzato oltre che da Marley Fabriano (contattabile al 3477051751) di Sabrina Riccitelli, anche da cartoleria libreria Lotti, Casabella, edicola Guido La Rovere, e inoltre si potrà contattare i numeri 3342441598 (Nicola)- 3384144805 (Gianni)- (anche whatsapp).

STEFANO BALESTRA

 

giovedì 16 settembre 2021

I LAVORATORI DI GENGA DELL’ARISTON THERMO GROUP: “ BUON COMPLEANNO PRESIDENTE”


Come diceva il poeta inglese John Donne: “nessun uomo è un’isola”, ed è proprio nei momenti più bui e difficili della nostra esistenza che il calore e l’affetto degli altri ci da la spinta per superarli. Ma è ancora più bello avere la vicinanza degli altri nei momenti belli, come può essere il festeggiare il proprio compleanno.

E domani, Francesco Merloni fondatore  e presidente onorario della Ariston Thermo Group infatti compirà 96 anni e i lavoratori del sito di Genga intendono fare al loro presidente gli auguri di buon compleanno. Lo scorso anno Francesco Merloni, aveva trascorso il compleanno presso l’ospedale di Torrette, perché vittima del Covid, ma ad accompagnarlo in quei difficili giorni, l’affetto di tantissimi, tra i quali i suoi dipendenti, con i quali si è instaurato un rapporto biunivoco di stima, rispetto e affetto, che va oltre il legame lavorativo, accolto in fabbrica all’epoca con uno striscione di benvenuto. Perché ci sono rapporti di lavoro che vanno di là dal semplice assioma padrone e operaio. Si trasformano nel tempo quasi in un rapporto umano più stringente, quasi familiare, cosa rara in tempi di globalizzazione ieri e di globalizzazione post-covid oggi.

A stringersi al presidente in un abbraccio virtuale il direttore del plant Claudio Belingheri e la responsabile delle risorse umane Valentina Secchi, Giacomo Donati, unitamente ai delegati sindacali Filippo Siciliano, Paolo Olivanti e Vincenzo Capitanelli,  a nome di tutti i colleghi.

 

STEFANO BALESTRA

 

giovedì 9 settembre 2021

ER CUPOLONE...

Via Dante di giorno è forse la strada più trafficata di Fabriano. Di notte, nella Fabriano di un irrituale “coprifuoco” e non solo quello dei mesi scorsi, dovuto al lockdown, dove dopo le venti anche il centro storico diventa quasi il “deserto dei tartari”, sin dai tempi delle “vacche grasse” per Fabriano, è un lungo serpentone di asfalto, che collega il centro della città alla periferia, direzione Ancona, con ultimo avamposto i capannoni di Santa Maria, oggi J&P, dove sotto le bandiere dell’Antonio Merloni, rappresentava uno dei capisaldi della potenza economica di Fabriano, e oggi ne rappresenta invece uno dei simboli della deindustrializzazione, nella quale è precipitata, sospesa tra una storia maestosa, un presente dai contorni labili e un domani imperscrutabile. Al suo fianco, nel buio della notte, c'è il cupolone del Pala Guerrieri, fino a qualche tempo fa teatro del basket fabrianese, per quasi quattro decenni, ma anche dell’emergente ginnastica ritmico. Oggi, sembra essere una cattedrale dismessa in perfetto stile pandemico, il palasport è un risuonare di solitudine, rotta solo da alcuni ragazzi che nella notte estiva fabrianese, si divertono giocando a padel lo sport o qualcosa che gli assomiglia in voga in questo momento o da altri, che giocano sul campo di sabbia a beach volley, sport estivo per antonomasia e più in la c’è il centro vaccinale covid, nel lato sud, quello con i disegni dedicati agli angeli del volontariato. Vetri rotti, dai quali s’intravede l’interno del gigante ferito e da altri ancora intatti s’intravedono coppe e trofei a testimonianza di un passato lontano che sembrava, non sarebbe tornato più nel lato nord, polvere e dietro la penombra dell'abbandono.

Quando fino a prima della pandemia, ospitava ogni domenica 2 mila e oltre tifosi festanti per le gesta dei propri eroi in canotta e pantaloncini. I giocatori di quella squadra che sembrava il simbolo della rinascita di tutto il territorio fabrianese. Di quel rito domenicale dei Fabrianesi che è durato in serie A per quasi 30 anni e che nello scorso giugno, proprio alla vigilia di San Giovanni, Patrono di Fabriano, la Ristopro, ha riportato la città della carta sulla cartina geografica del basket che conta, nell’iperuranio della pallacanestro. Perché in fin dei conti, l'amore per il basket a Fabriano è un contagio che non ha mai smesso di far ammalare gli appassionati. Perché Fabriano per il basket nutre una passione smisurata, che continuava a covare sotto le macerie, le ceneri della dolorosissima scomparsa del 2008. La pallacanestro Fabriano è un'istituzione, quasi una religione. Il Pala Guerrieri, era la chiesa laica dei fabrianesi, costretti a emigrare con la squadra nella vicina Cerreto per gioire della cavalcata in serie A e poi da ottobre prossimo in poi a Osimo per il campionato di serie A2. Il ristoro dell'impianto? Chissà? Ora c’è Osimo che ha deciso di “adottare” la franchigia fabrianese. Speriamo che non sia lasciato come tutto purtroppo fa presagire al suo cupo destino, con un futuro da reperto archeologico, scomodo, rovinato, incurabile e ingombrante, non solo fisicamente ma anche per la coscienza di qualcuno. Speriamo che non diventi un luogo fantasma che forse un giorno, nonostante il minestrone di ricordi, marcirà persino nella nostra memoria, che nonostante tutto è dura a morire.

STEFANO BALESTRA

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