lunedì 13 agosto 2018
FOTOGRAFARE....
Fotografare è porre sulla stessa linea di mira
la mente, gli occhi
e il cuore,
ecco perché alcune foto
profumano di sentimento…
lunedì 30 luglio 2018
MIAO E BAU BAU....
Posso tranquillamente testimoniare all'alba dei miei cinquantacinque
anni di vita, come gli animali siano capaci di riempire di amore anche le vite
più solitarie e infelici... Spesso e volentieri quando avevo bisogno di una
mano ho trovato una zampetta di un piccolo e silenzioso amico, che nella sua
innocenza mi ha ricordato, attraverso una coccola, le fusa, un abbaio, un’amorevole
linguetta, il potere salvifico dell'amore. Un profondo senso di riconoscenza e
di gratitudine, perché se per il mondo non sei nessuno, per loro sei tutto il
loro mondo... Sentimenti per lo più sconosciuti a gran parte degli esseri
umani, che non amando gli animali, non amano neanche il prossimo...
Quando Dio mi chiederà le parole sussurrate da chi mi ha amato, gli diro: "miao" e "bau bau"...
Quando Dio mi chiederà le parole sussurrate da chi mi ha amato, gli diro: "miao" e "bau bau"...
sabato 28 luglio 2018
SOLITUDINE, IATTURA O FORTUNA AL TEMPO D'OGGI?
Oggi viviamo nell’era dei social, facciamo parte
del suo popolo, quello delle tastiere, dove gli "amici" ti regalano
qualche like. Il web è un proiettore istantaneo di emozioni, ebbene, in questa
epoca fragile, dell'iperconnessione h24 tramite i nostri device tecnologici, la
solitudine è una malattia o una fortuna? Una volta era condizione esistenziale,
oggi forse è considerata una malattia. Viviamo l’epoca dell’esibizionismo
esistenziale dei social, dove la nostra vita è un album a cielo aperto come un
fotoromanzo. È diventato il nostro sfogatoio. Il nostro vero "amico"
a volte l’unico, è il social, unico mezzo di relazione in una società sempre
più liquida e individualista, che ci illude che la tecnologia possa portarci
più relazioni, quando in realtà c’è la tendenza all’isolamento,
all’insicurezza. Però forse oggi quell’accezione negativa, può essere
rivalutata. In fin dei conti oggi siamo sempre di più "costretti" a
comunicare, quel non essere accettati dagli altri perché non inclusi, che una
volta era visto in chiave negativa, può essere un valore positivo in quanto
separandosi dagli altri e dal mondo delle nostre abitudini quotidiane, può
giocare a ritrovare la calma interiore, la pace del nostro animo, un luogo
prezioso dove ritrovare la nostra identità, così come ad esempio cantava il
Petrarca nel 1300.
L’oblio sarebbe dunque un toccasana per sfuggire al logorio della
quotidianità e della vita moderna, dominata dalla dittatura dell’algocrazia.
Mi ripropongo di farlo, non appena avrò finito di mandare l’ultimo
tweet, caricare le foto su Instagram e scrivere il mio ultimo post sul blog e
su Facebook...
ED IO TI PENSO MA NON TI CERCO di Charles Bukowski
“Non ho smesso di pensarti, vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare, che mi manchi e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo”.
“Hai progetti? Hai sorriso oggi? Cos’hai sognato?
Esci? Dove vai? Hai dei sogni? Hai mangiato?”.
“Mi piacerebbe riuscire a cercarti . Ma non ne ho la forza. E neanche tu ne hai. Ed allora restiamo ad aspettarci invano”.
“E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te. E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso ma non ti cerco”.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare, che mi manchi e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo”.
“Hai progetti? Hai sorriso oggi? Cos’hai sognato?
Esci? Dove vai? Hai dei sogni? Hai mangiato?”.
“Mi piacerebbe riuscire a cercarti . Ma non ne ho la forza. E neanche tu ne hai. Ed allora restiamo ad aspettarci invano”.
“E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te. E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso ma non ti cerco”.
martedì 17 luglio 2018
lunedì 2 luglio 2018
SCRIVERE....
Scrivere è per certi versi terapeutico e liberatorio. Spesso e volentieri è un corpo a corpo tra ragione e sentimento. In quelle lettere che dal cervello attraversano il corpo attraverso i nervi, i muscoli e le vene, fino a materializzarsi sulla pagina sotto forma di inchiostro fluente, ci sono le mie lacrime, i miei pianti, la mia sensibilità, la mia sofferenza onteriore. Le parole sono come i vestiti, bisogna scegliere quelle giuste per ogni occasione. E ogni cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno. L'importante è farlo con passione, perché quello che si scrive dia voce alle emozioni di chi legge....
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